Legge elettorale

La Lega affossa il ballottaggio: «Voteremo no» 

Dubbi anche in FdI. Vannacci all’attacco: l’obiettivo era penalizzarci 

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Se non è una «pietra tombale», come dicono dall'opposizione, poco ci manca. Matteo Salvini mette in chiaro tutta la contrarietà sua e della Lega sull'introduzione del ballottaggio nella riforma della legge elettorale. «Chiedere ai cittadini di tornare a votare dopo quindici giorni anche no. Si vota in un giorno: chi vince, vince». Niente doppio turno, quindi.

Il dibattito

Da giorni le perplessità del Carroccio rispetto al ritorno in campo di un secondo turno erano circolate sottotraccia. Insieme a quelle maturate dentro Forza Italia ma anche in una parte di FdI. Il punto dolente lo esplicita Roberto Vannacci, il convitato di pietra di questa riforma, visto il rischio che il doppio turno possa favorire proprio FnV anziché depotenziarlo. «Prima – riassume il generale – il ballottaggio doveva essere la trappola perfetta: lasciare che Futuro Nazionale corresse al primo turno e poi pretendere i voti dei nostri elettori al secondo. Poi hanno fatto due conti e capito che, liberati dal ricatto del cosiddetto voto utile, ancora più italiani sceglierebbero FnV». Di qui, a suo avviso, la frenata.

Linee diverse

Che il destino del ballottaggio nella riforma sia in qualche modo segnato, sembra esplicitarlo anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che, pur non vedendolo con sfavore ammette che «improbabile anche se non impossibile» un inserimento nel testo. Di sicuro «inferiore al 50%». A questo punto resta da capire, se una decisione finale sarà presa, che fine farà la proposta di modifica depositata – ma solo per l'Aula – dal senatore di FdI, Marcello Pera che, già in passato, aveva spiegato di non voler fare una battaglia in solitaria. Non è escluso che ne valuti il ritiro.

Il cronoprogramma

C'è ancora un po' di tempo, comunque, almeno fino al 9 settembre, quando la riforma arriverà in Aula a Palazzo Madama. Certo è che con gli stop and go della maggioranza su alcuni punti della legge, il centrosinistra ha gioco facile ad andare all'attacco. «A Salvini – accusa il capogruppo dem al Senato, Francesco Boccia – non piace questa legge elettorale, a Tajani forse, ma penso al resto di FI meno. La Meloni un giorno dice una cosa, un giorno un'altra. Si fermino e la smettano con questo Porcellum pasticciato e incostituzionale». Contro la riforma e sulle modifiche da fare «il campo progressista è assolutamente unitario», osserva il suo omologo M5S, Luca Pirondini, mentre «il centrodestra è spaccato e litiga su tutto». Così Peppe De Cristofaro, capogruppo Avs: «Ci opporremo nella maniera più forte a questa truffa contro gli elettori».

L’esame

Da oggi, come spiegato dal presidente della commissione Affari costituzionali e relatore, Andrea De Priamo (FdI), intorno all'ora di pranzo dovrebbero iniziare le votazioni ma non è certo che si arrivino a esaminare gli emendamenti della maggioranza. Intanto tra le richieste di modifica ne spunta una che rispolvera un tema controverso già alla Camera: è la riscrittura delle aree geografiche per la circoscrizione Estero, contenuta in emendamenti a firma di Roberto Menia (FdI) e sempre dal partito della premier arriva un odg che propone di ridisegnare i collegi uninominali sulla base delle province.

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