La storia.

In campo sulle orme di Gigi Riva 

La società fondata da Rombo di Tuono compie 50 anni: «È il nostro mito» 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

«Per me Gigi è un mito», «Riva è il Cagliari», «è stato un idolo per tutta la città». Cambiano le età, cambiano le generazioni, ma il nome resta sempre lo stesso. A cinquant’anni dalla nascita della Scuola Calcio Gigi Riva, il legame tra Rombo di Tuono e la Sardegna continua a vivere nelle parole dei bambini che oggi inseguono un pallone, nei tecnici che lo hanno conosciuto e nei tifosi che ancora custodiscono i suoi ricordi come pezzi di famiglia.

All’Unipol Domus la festa per il cinquantesimo anniversario della scuola, fondata nel 1976 dal numero 11, è diventata anche un racconto collettivo attorno alla sua figura mitica per la Sardegna. Non solo il campione dello scudetto o il bomber della Nazionale, ma l’uomo che aveva trasformato il calcio in un luogo educativo prima ancora che competitivo.

Il presidente

«Per lui la scuola calcio era una creatura speciale, la definiva la sua figlia femmina», racconta il presidente Daniele Cortis, che con Riva ha condiviso anni di lavoro e amicizia. «Seguiva tutto con grande attenzione. Non voleva una scuola che scegliesse solo i più forti, ma un posto dove tutti i bambini potessero crescere». Un principio rimasto immutato nel tempo: «L’obiettivo principale è formare gli uomini di domani. Sappiamo dai dati che solo pochissimi diventeranno professionisti, ma tutti devono imparare il rispetto, le regole e lo stare insieme».

Gigi, anche negli ultimi anni, continuava a interessarsi della sua scuola. «Quando arrivava alle feste o agli eventi si fermava tutto», ricorda Cortis. «I bambini correvano ad abbracciarlo, tutti volevano una foto con lui». Tra i ricordi più forti resta il simbolico passaggio di consegne con Nicolò Barella, cresciuto proprio nella scuola fondata da Rombo di Tuono. «Li fotografai io mentre si abbracciavano. C’era una grande umiltà in entrambi ed è una scena che porterò sempre con me».

Anche per i tecnici il ricordo di Riva va oltre il calcio giocato. «Una volta mi chiamò dopo una partita per farmi i complimenti non per il risultato, ma per il comportamento dei ragazzi», racconta l’istruttore Luca Loddo. «Questo dice tutto di lui». E aggiunge, commosso: «Negli ultimi anni soffriva perché non riusciva a essere presente quanto avrebbe voluto, quando lo incontravamo ci chiedeva scusa. Però quando arrivava alle feste finali i bambini gli correvano incontro e lui diceva sempre a tutti che erano dei campioni».

In campo

A riempire il campo della Unipol Domus per festeggiare sono stati soprattutto loro: decine di bambini e bambine, ragazzi e ragazze, che, con la palla tra i piedi, sognano un giorno di poter indossare quella maglia, quella del Cagliari o delle grandi squadre, e di segnare un gol sotto la curva in uno stadio di questa importanza. E già da ora i più piccoli continuano a vivere quella maglia quasi come una responsabilità. «Per noi è un mito», racconta Edoardo. «Anche i mister ci dicono sempre che dobbiamo impegnarci perché rappresentiamo lui». Gli fa eco Ludovico: «È stato un idolo per Cagliari». E Manfredi aggiunge: «Quando qualcuno non si impegna ci ricordano che dobbiamo portare rispetto a questo scudetto».

I tifosi

Fuori dal campo, il sentimento non cambia. Tra gli spalti dell’evento e i corridoi dello stadio, tanti tifosi continuano a raccontare la sua leggenda come un qualcosa di irripetibile. «Riva è il Cagliari», dice Gigi, un sostenitore storico. «Non si può spiegare a parole cosa rappresenta. Da giovani io e i miei amici avevamo il giornale originale del Cagliari vincitore dello scudetto, e lui ce lo aveva firmato. Salutava sempre tutti, era un signore». Per Giuseppe Gaviano il motivo è ancora più profondo: «Era una figura di rispetto che non ha mai dato priorità ai soldi. È rimasto qui fino alla fine scegliendo il popolo sardo come sua casa. Un riferimento per tutti, anche per chi non è tifoso».

Il simbolo

Ed è forse questo il motivo per cui, a più di mezzo secolo da quella scuola nata nel 1976, il nome di Gigi Riva continua a essere qualcosa che va oltre il calcio. Un simbolo che a Cagliari non ha bisogno di essere spiegato.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

Accedi agli articoli premium

Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?
Sottoscrivi
Sottoscrivi