Eccellenza.

Illario, un gol per superare il lungo stop 

A segno nell’esordio con la Villacidrese dopo un calvario di 16 mesi per un brutto infortunio 

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Un calvario lungo 503 giorni, concluso con il miglior lieto fine possibile: il ritorno in campo e subito un gol. Gianluigi Illario è rimasto fuori per ben 16 mesi, complice un brutto infortunio al piede che lo ha costretto a saltare tutta la scorsa stagione, dove avrebbe dovuto giocare al Villasimius, ma sabato – nell’andata degli ottavi di Coppa Italia di Eccellenza – ha dimostrato di volersi riprendere il tempo perso: ha bagnato l’esordio in maglia Villacidrese con il vantaggio, su rigore, nello 0-2 a Terralba, e festeggiato al meglio la fine di un incubo. Per il 30enne centrocampista, figlio dell’ex calciatore Riccardo, è come un nuovo inizio.

Illario, quali sensazioni ha provato sabato al rientro?

«Di gioia, è come se avessi ricominciato a giocare adesso per la prima volta. Da sabato ho rivisto tante volte il video del gol, perché da quando mi sono fatto male non ho mai smesso di pensare al rientro. Mi sono detto che dovevo recuperare quello che avevo perso, dopo aver sofferto tanto e averlo fatto in silenzio».

Che infortunio ha avuto?

«La frattura di tre ossa del piede, il secondo e quinto metatarso più il cuboide. C’era poi l’interessamento dell’articolazione di Lisfranc, che mi ha causato diverse complicazioni perché sfortunatamente non è stata riscontrata subito. Non mi era mai capitato un infortunio del genere».

Quanto è stato difficile stare fermo così a lungo?

«Molto. La soluzione l’ho trovata soprattutto in casa, con i miei cari e la mia fidanzata che mi hanno supportato a livello mentale: ringrazio loro e i miei amici per la vicinanza. La mia testa, da atleta, mi diceva che avrei recuperato, ma quando ho visto che non stava succedendo mi sono buttato giù».

In che modo è riuscito a reagire?

«Inizialmente mi sono chiuso in casa. Poi ho dedicato le mie forze agli studi e ho completato la laurea triennale in Scienze dell’educazione, sempre però pensando al recupero e alle cure».

Quando è arrivata la svolta?

«A febbraio, nell’ultima visita di controllo, quando mi è stato detto che avrei potuto riiniziare con la preparazione. Ringrazio Gianfranco Ibba, che mi ha seguito con due allenamenti dedicati ogni settimana, e il dottor Roberto Lostia, l’ortopedico che mi ha dato un barlume di speranza».

Senza il calcio, a cosa si è dedicato?

«Da dicembre lavoro in una cooperativa per i servizi sociali a Ussana, mi sono trovato benissimo e sono molto felice. Mi permette di unire il lavoro e il calcio, dopo aver passato un periodo buio adesso sono contento del presente».

Poi è arrivata la chiamata della Villacidrese.

«Tutto è cominciato con un messaggio su Facebook di Luca Pittau, il direttore sportivo: mi ha detto che gli avrebbe fatto piacere avermi a Villacidro. La frase che mi ha colpito è che mi ha scritto che, dopo mio padre, avrebbero voluto avere anche me. Era maggio, poi il mercato è proseguito a giugno e luglio ma la Villacidrese è stata da subito la mia prima scelta e avevo risposto di sì a prescindere dalla categoria».

Cosa ha pensato alla ripresa degli allenamenti in gruppo?

«Il primo giorno, il 5 agosto, è stato come un nuovo inizio. Ero curioso di vedere come il mio corpo avrebbe reagito: per qualche giorno ho sofferto, poi ho ripreso i ritmi e da lì è stato un crescendo. Il banco di prova è stato l’amichevole con la Cos, che mi ha dato risposte positive».

Com’è essere allenato da Andrea Cocco?

«Mi ha colpito la sua passione per il calcio, è una persona genuina e preparata che non lascia niente al caso. Ho solo parole positive per lui, ero molto felice quando ho saputo che sarebbe stato il nuovo tecnico. Due stagioni fa abbiamo giocato contro, ora lo ritrovo da allenatore».

Qual è, finora, il momento migliore della sua carriera?

«Aver vinto il premio di miglior giocatore dell’Eccellenza 2023-2024, nel concorso con L’Unione Sarda: è stato bellissimo. Sin da inizio stagione era un mio obiettivo, volevo essere considerato uno dei migliori. Ora mi manca vincere un campionato, intanto non mollo mai in ogni allenamento e cerco sempre di essere un esempio per tutti».

Come guarda ora al periodo di stop?

«È stata una botta fisica e mentale, ma mi ha insegnato tanto su come superare i problemi e affrontare ogni cosa con il sorriso. Il calcio mi è mancato molto, ne parlavo ogni giorno: ora vorrei avere sempre felicità e farfalle nello stomaco quando entro in campo. Sono nato con il pallone tra i piedi e vorrei continuare finché sarà possibile. Il gol lo dedico a una persona a me cara, che è venuta a mancare di recente».

Che messaggio manda a chi deve affrontare difficoltà lunghe come la sua?

«Vorrei dare l’esempio che anche da una caduta ci si può rialzare: se accade bisogna affrontarla, superarla e non buttarsi giù. E bisogna godersi il percorso, anche nelle difficoltà».

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