ECone. Duri e puri fino all’ultimo. La tradizione prima dell’unità della Chiesa e comunque di qualsiasi altra cosa. E così i lefebvriani si mostrano per nulla pentiti dello strappo con il Papa. Michael Goldade, uno dei quattro vescovi consacrati ad Econe e scomunicati dal Vaticano, ribadisce che «c’era bisogno» di questo gesto. «La Chiesa cattolica, nella sua tradizione, porta avanti la vita» e invece «la Chiesa modernista è un deserto. Uccide tutto ciò che tocca, la vita soprannaturale, le fonti di grazia, fa appassire ogni cosa, perché ha messo l’uomo al posto di Dio e quindi si è spostata dalle fonti della vita», dice monsignor Goldade, 46 anni, statunitense.
L’anatema arrivato da Roma non lo sconvolge, anzi invita tutti ad «essere fiduciosi». Goldade afferma di avere sentito, anche fuori dall’ambiente della Fraternità San Pio X, «un pensiero e un sentimento comune: la Chiesa ha bisogno di queste consacrazioni» episcopali. «I fedeli, pur non cogliendo completamente la complessità del modernismo o la profondità di questo malessere modernista, percepiscono comunque che qualcosa non va. Vedono che qualcosa sta morendo con questa nuova religione». D’altronde mercoledì, srotolando il papiro che dava inizio alla celebrazione nel pratone del Canton Vallese, dall’altare il notaio del consacrante affermava che «dal Concilio Vaticano II fino ad oggi, le autorità della Chiesa manifestano un atteggiamento contrario alla fede». Un giudizio che poco spazio lascia ad un dialogo.
Intanto si è chiusa con la «messa pontificale», la loro quattro giorni in Svizzera. A celebrare la messa un altro dei nuovi vescovi, anche lui scomunicato dal Vaticano: Pascal Schreiber. Tutti convinti sotto la guida del superiore, l’italiano don Davide Pagliarani che ha portato la Fraternità più lontana da Roma di quanto non fosse mai stata e anche dalla Chiesa degli ultimi dalla quale i tradizionalisti si tengono alla larga.
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