Dei 25 apparati elettronici, tra telefonini, citofono, tablet e pen-drive, sequestrati il 4 novembre, quando la Squadra mobile e la Procura arrestarono la banda che assaltava i portavalori e mise a segno il colpo ai Monopoli di Stato di Pratosardo, non tutti sono stati decodificati. All’appello ne mancano diversi. Ma non basta da solo a concedere la proroga della misura cautelare in carcere dopo un anno, in scadenza il 4 novembre, chiesta dal pm Ireno Satta. Per il gip Giovanni Angelicchio, se è vero che permane la pericolosità e la possibilità che la banda possa recuperare le armi e gli esplosivi non ritrovati, è necessaria una correlazione causale tra le esigenze legate agli accertamenti dei telefonini e il carcere. Per questo il gip ha rigettato la richiesta e tra una settimana Michele Carta di Siniscola, Antonio Saccheddu, Alessandro Dessolis, Giovanni Piras, Pasquale Musina e Peppino Puligheddu tutti di Orgosolo, e Riccardo Mercuriu di Mamoiada lasceranno il carcere. Accusati a vario titolo dell’assalto di Torpè di marzo 2025, bottino 90mila euro, al bancomat di Oliena (agosto 2025) e il colpo a Pratosardo, da 300mila euro. Oltre al colpo sfumato a Siniscola, la banda preparava l’assalto al portavalori Battistolli sbarcato a Olbia.
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