La Procura di Milano ha chiesto la convalida del fermo e la custodia cautelare in carcere per Youssef Siher, il ricercatore trentenne italiano di origini marocchine arrestato per aver gestito su Telegram e Instagram il “Movimento 17 ottobre”, nato dopo gli scontri nel centro di Milano. Le accuse sono istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Siher, detenuto a San Vittore, sarà interrogato oggi dalla gip Tiziana Landoni, che deciderà sulla richiesta entro domani. La difesa, affidata all'avvocata Yasmina Abu Sharar, ha annunciato che per ora il suo assistito si avvarrà della facoltà di non rispondere.
Nelle 14 pagine dell'istanza, la pm dell'antiterrorismo Francesca Crupi e il procuratore Marcello Viola sostengono che, grazie alle sue competenze informatiche e alla rete di contatti, Siher avrebbe potuto elaborare una strategia capace di mobilitare migliaia di persone e alimentare una «dichiarazione di guerra continua», idonea a incutere timore nella popolazione e destabilizzare la vita civile. Secondo gli inquirenti, il trentenne avrebbe creato in pochi giorni, anche con la collaborazione della moglie Sagia Hammoud, indagata a piede libero, un gruppo Telegram con oltre 11mila iscritti, molti dei quali ritenuti propensi a commettere reati contro l'ordine pubblico.
«Un disegno eversivo»
I magistrati ravvisano nei messaggi diffusi sui canali social un disegno eversivo, con l'obiettivo di promuovere una «rivoluzione contro l'attuale Governo». Le indicazioni sulle manifestazioni, anche attraverso richiami a un manuale clandestino utilizzato durante la Primavera araba in Egitto, avrebbero individuato punti di ritrovo strategici per ostacolare o limitare i controlli delle forze dell'ordine. Per la Procura sussistono il rischio di reiterazione dei reati e quello di fuga, nonostante Siher sia incensurato. Gli investigatori sottolineano i suoi contatti nell'ambiente Pro Pal, nel Fronte della Gioventù Comunista e nei sindacati, che potrebbero consentirgli di trovare rifugio all'estero.
Si era reso irreperibile
Un elemento dell'indagine riguarda quanto accaduto sabato mattina, quando gli agenti della Polizia postale e della Digos si sono presentati a casa del ricercatore, senza trovarlo. Siher e la moglie si erano allontanati, raggiungendo alcuni amici nella zona milanese di Corvetto. La successiva perquisizione informatica ha portato al fermo in tarda serata. Nel computer è stata individuata anche una chat WhatsApp, ora al vaglio degli investigatori, nella quale alcuni utenti avrebbero chiesto informazioni sulla manifestazione di sabato. Non sono stati però trovati, neppure sotto forma di bozze, i messaggi annunciati per convocare la rivolta in diversi punti di Milano. Durante l'esame dei dispositivi, Siher non avrebbe collaborato e si sarebbe rifiutato di fornire il codice Pin dello smartphone. Le accuse e le valutazioni della Procura dovranno essere esaminate dalla gip.
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