Udine

Condannato, tenta di uccidere la ex in aula 

L’ha pugnalata al collo con un righello di plastica affilato: arrestato sul posto 

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Udine. Probabilmente si aspettava la condanna, sicuramente aveva organizzato l’aggressione. Agostino Di Novo, di 40 anni, militare dell’Esercito, doveva aver analizzato anche i particolari. Il giudice stava ultimando la lettura del dispositivo quando lui è scattato, sorprendendo tutti, ed è balzato addosso alla sua ex compagna, colpendola ripetutamente con un oggetto appuntito e ferendola al collo e a una gamba.

Il metal detector

Di Novo era in aula come imputato per lesioni ai danni della donna, che ha 35 anni: l’aveva afferrata per le braccia e spintonata nel tentativo di buttarla fuori di casa. Il giudice gli aveva inflitto una pena lieve, sostanzialmente, ma difficilmente al prossimo processo andrà così. Quasi sicuramente il pubblico ministero, oltre al reato di tentato femminicidio, gli contesterà la premeditazione: l’uomo ha ferito la ex con un righello di plastica che aveva modificato per poter offendere. Una scelta non casuale: la plastica dura non viene rilevata dal metal detector all’ingresso in tribunale, ma può ferire quasi quanto il metallo. Inoltre, secondo quanto scrivono i quotidiani del gruppo Nem che hanno seguito la vicenda, non era l’unico pezzo di plastica che l’uomo aveva portato con sé in aula. Dopo che ha ferito più volte la vittima il militare è stato immobilizzato da un carabiniere e un poliziotto, che erano presenti in aula come testi di un altro processo e lo hanno arrestato in flagranza di reato. La donna si è salvata da ferite più gravi anche perché una dipendente del tribunale l’ha allontanata dall’aula e portata nella camera di consiglio sbarrando la porta. Successivamente il personale della Sores l’ha trasferita in pronto soccorso per ferite al collo e a una gamba.

Impugnatura rotta

Il fatto è avvenuto giovedì mattina, ieri invece il gip ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere con le accuse di tentato omicidio, minaccia, porto abusivo di arma destinata all’offesa e interruzione di servizio pubblico. «Avrebbe potuto uccide la signora - ha raccontato un testimone - Abbiamo vissuto momenti di grande apprensione in aula, per fortuna l’uomo ha perso l’impugnatura dell’oggetto nel momento in cui ha colpito la ex al collo, e questo, probabilmente, ha contribuito a evitare che l’aggressione potesse trasformarsi in una tragedia ben peggiore».

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