Inchiesta/3

Cantieri infiniti per la metro: «Il commercio sta morendo» 

L’edicolante di viale Diaz ingabbiato dalle transenne: sono disperato 

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I commercianti di viale Diaz spalancano gli occhi: «Altri due anni di lavori? Sarebbe davvero la morte». L’aggiornamento del cronoprogramma sulla fine dei cantieri della linea 3 della metropolitana leggera non li coglie neanche più di tanto di sorpresa. Ma sconcerto e preoccupazione restano. «Per noi significa tirare la corda e togliere lo sgabello», afferma Giuseppe Conti, edicolante confinato da otto mesi tra le reti di cantiere in piazza Madre Teresa di Calcutta. «A me sta già accadendo». In pratica una condanna a morte.

I tempi

Non contestano la metropolitana, né mettono in discussione l’importanza di un’infrastruttura destinata a cambiare il volto della mobilità cittadina. Quello che chiedono è un’altra cosa: tempi certi, un’organizzazione diversa dei cantieri e soprattutto la possibilità di continuare a lavorare. Perché, spiegano, dopo mesi di transenne, scavi, restringimenti della carreggiata e percorsi pedonali impossibili da raggiungere, «per noi è la fine». È questo il grido d’allarme che arriva dai commercianti di viale Diaz dove il cantiere della metropolitana, lì da quasi due anni ormai, trasforma la zona in un percorso a ostacoli e scoraggia i cagliaritani a frequentare ristoranti e attività produttive della zona.

Storia infinita

La situazione più grave la vive proprio Conti, 78 anni, da più di 20 edicolante in viale Diaz. La sua edicola è letteralmente accerchiata da mezzi meccanici, reti e polvere. Il parcheggio, in piazza Calcutta, è diventato da cinque anni un cantiere. L’unica via d’accesso sopravvissuta era quella da viale Diaz. «E già così non si fermava nessuno». Da otto mesi, da quando è stato chiuso al traffico un tratto di viale Diaz, dall’incrocio con viale Cimitero, in direzione via Roma l’edicola è circondata, ingabbiata nella tenaglia dei lavori. «Senza più il via vai generato da quei parcheggi, per rimanere in piedi mi sono indebitato. Ma non ce la faccio più, mi sto ammalando». Per avere un’idea del dramma che vive, basta ascoltare la sua storia: «Prima dell’inizio dei lavori, nel 2021, lavoravo bene, senza picchi, ma comunque bene perché le persone potevano fermarsi con l’auto e le attività che si affacciano si viale Diaz generavano un transito che mi permetteva di andare avanti dignitosamente. Adesso è un disastro. Ho chiesto al Comune di intervenire, ma per il momento nessuno si mosso». La richiesta è anche per un trasferimento temporaneo dell’edicola. Che, per chissà quale ragione, nessuno finora gli vuole concedere.

Percorso a ostacoli

Eppure per arrivare all’edicola di Conti, da viale Diaz, bisogna letteralmente superare un percorso a ostacoli, attraversare una passerella strettissima, nascosta dal cantiere, e piena di rovi, insetti e zecche. Se si prova da viale Bonaria, è persino peggio. «Ho chiesto anche ad Arst di darmi una mano ma la risposta è stata che il progetto della metro è uno di quelli che servono alla collettività. Vero, ma cosi io sto morendo. Non importa a nessuno?».

«Le attività produttive non possono continuare a pagare il prezzo di ritardi, incertezze e rimpalli amministrativi», tuona Roberto Mura, consigliere comunale di minoranza (Alleanza Sardegna). «Commercianti, esercenti e imprese hanno già subito troppi disagi. Ora servono risposte chiare, tempi certi e garanzie concrete per chi ogni giorno lavora e tiene viva la città».

L’appello

«Fate presto e trovate una soluzione», è il messaggio che accomuna i commercianti di viale Diaz. Le richieste sono sempre le stesse: accelerare le opere, garantire percorsi pedonali facilmente riconoscibili e fornire informazioni puntuali sull’avanzamento degli interventi. La situazione, spiegano, è diventata particolarmente difficile perché il cantiere ha modificato completamente la fruibilità della zona. Le transenne delimitano tutta l’area, gli attraversamenti cambiano frequentemente e in alcuni punti i pedoni devono seguire itinerari tortuosi. Anche trovare un parcheggio è diventato complicato. «È una situazione insostenibile che va avanti da troppo tempo», racconta un cameriere di un ristorante all’angolo con viale Cimitero. Da una parte il futuro promesso dalla metro, dall’altra il presente di chi ogni mattina spera che qualche cliente riesca a superare il labirinto del cantiere.

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