Proprio mentre il Mac di Lula espone fino al 3 maggio una serie di fotografie che raccontano la realtà dell’ambiente che si apre a ospitare l’Einstein Telescope, i proprietari del Museo d’arte contemporanea di Lula, Domenico Fumagalli e Mariolina Mannia, ci portano ad abbandonare il tunnel reale della miniera di Sos Enattos con una profonda immersione nel mondo dell’immaginazione, ripercorrendo un secolo di Surrealismo. La mostra che si apre oggi al Mac ripercorre 100 anni di arte nel panorama italiano ed europeo, dal 1924, quando Andrè Breton scrisse il “Manifeste du Surrealism” a oggi. Cento anni in cui l’immaginario su tela si è intrecciato con le teorie della psicologia di Freud e Jung, mettendo insieme l’inconscio collettivo con il Surrealismo.
Filo
L’esposizione del Mac, un percorso studiato dalla curatrice Giulia Tulino, va oltre il solo spirito visivo delle opere figurative e scandaglia le ragioni del ritardo con cui il Surrealismo arrivò in Italia limitato nel suo ingresso nelle correnti artistiche del Belpaese dall’esplosione del pensiero unico del fascismo. Il titolo “Il neo-Surrealismo e Utopie in Europa” mostra il senso del percorso allestito con opere che vanno dalla pittura ai collage, ai ready made, lettere, cataloghi, cartoline e appunti. Gli autori, da Dangelo a Pontecorvo, da Papavassiliou a Henry, da Matta a Fini, da Lepri a Baj e ai sardi Atza e Sedda, introducono il visitatore in un percorso in cui non sono i nomi altisonanti a illustrare i tratti distintivi del Surrealismo quanto artisti che hanno «assunto – autonomamente – strade diverse e appartate e che hanno avuto altre visioni sul neo surrealismo e diffusione dell’arte nella vita», spiega Fumagalli nel catalogo della mostra che resterà aperta fino al 20 settembre e sarà visitabile venerdì, sabato e domenica pomeriggio. Lula apre le porte ad artisti straordinari, che hanno reso con opere fantastiche e visionarie il loro senso dell’immaginario. «In Italia – scrive la professoressa Tulino – lo stato d’animo metafisico-surrealista fu riscontrabile in una serie di artisti che rappresentano casi isolati, sporadici e geograficamente dispersi, che non si unirono mai in piccoli gruppi o movimenti e, nonostante il punto di partenza comune, le esperienze di questi pittori furono troppo personali per dar vita a una corrente di alta tensione surrealista». In qualche modo, ora, la mancanza di unità viene colmata con il percorso costruito al Mac Lula dove trovano un posto di rilievo anche i sardi Antonio Atza (nato a Bauladu e morto a Bosa) e il nuorese Tanino Sedda, oltre all’italo-argentina Leonor Fini, donna libera e poliedrica la cui storia è un romanzo.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
