Da tredici anni la madre era morta. Ma la figlia ha continuato a intascare la sua pensione. Un errore dello Stato, o forse qualcosa in più, mai corretto. Una comunicazione che dal Comune all’Inps non sarebbe partita, e un conto corrente che ha continuato a riempirsi mese dopo mese. È da qui che parte una vicenda che all’inizio della settimana esplode con un sequestro preventivo da oltre 226mila euro e un’accusa pesantissima: truffa aggravata ai danni dello Stato. Al centro dell’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero di Nuoro, Riccardo Belfiori, c’è Maria Giovanna Dettori, originaria di Nuoro ma residente in Abruzzo, indagata per truffa aggravata con l’accusa di aver percepito per tredici anni la pensione della madre deceduta.
Viaggi con il vitalizio
L’operazione è stata condotta dalla Guardia di Finanza del Gruppo di Nuoro, guidato dal maggiore Mario Gattiglio, nell’ambito delle attività di contrasto alle frodi sulla spesa pubblica e, in particolare, sulle prestazioni erogate dall’Inps. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori attraverso un’articolata indagine fatta di verifiche documentali e accertamenti bancari, tutto avrebbe avuto origine da un’anomalia del sistema informatico dell’ufficio Anagrafe: il decesso della madre non sarebbe stato correttamente trasmesso all’Inps.
Di fatto, con il certificato di morte caricato all’anagrafe del comune di residenza, il sistema prevede che le comunicazioni agli altri enti debbano essere automatiche, verso l’Inps, l’Agenzia delle Entrate. A Nuoro non è successo. Risultato: la pensione ha continuato a essere accreditata come se nulla fosse. Un errore che, secondo l’accusa, l’indagata non solo non avrebbe segnalato, ma avrebbe sfruttato. Per anni. Dal conto corrente intestato alla madre sarebbero infatti partite spese riconducibili direttamente alla figlia: biglietti aerei, soggiorni in hotel, viaggi. Nonostante l’indagata abbia tentato di dichiararsi estranea alla gestione del conto, quei biglietti erano a suo nome. Denaro pubblico utilizzato, di fatto, per esigenze personali. Non solo omissione. Le Fiamme Gialle contestano la mancata chiusura del conto corrente, l’aggiornamento periodico dei dati presso le banche e tutte quelle operazioni che avrebbero contribuito a far risultare la madre ancora in vita anche a distanza di oltre un decennio dalla sua morte.
Immobili affittati
L’indagine ha portato alla luce anche un secondo fronte. La donna avrebbe gestito due immobili ancora intestati alla madre senza mai presentare dichiarazione di successione. Le abitazioni sarebbero state affittate con contratti firmati dalla stessa indagata, che agiva come proprietaria. Una condotta che, nel suo complesso, viene qualificata dagli inquirenti come tacita accettazione dell’eredità. Un passaggio che ha consentito di considerare quei beni nella disponibilità effettiva della donna e quindi sequestrabili. Il decreto eseguito nei giorni scorsi ha disposto il sequestro preventivo di circa 100mila euro in disponibilità finanziarie e di un immobile nel centro di Nuoro del valore stimato di circa 200mila euro, per un totale che sfiora i 300 mila euro. L’obiettivo è preservare il profitto del reato, impedendo che le somme possano essere sottratte a una possibile confisca.
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