I recenti dati pubblicati nel Rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia della Sardegna offrono una fotografia particolarmente significativa dello stato dell’agricoltura e dell’agroalimentare isolano. L’agricoltura, la silvicoltura e la pesca generano nell’Isola un valore aggiunto di 1,659 miliardi di euro, pari al 4,3 per cento dell’economia regionale. Un peso rilevante, accompagnato però da segnali di debolezza: nel 2024 il valore aggiunto del comparto è diminuito dell’1,5 per cento in termini reali e nel 2025 sono calate diverse produzioni, tra cui olio, vino e carciofi. È da questi numeri che parte la riflessione di Copagri Sardegna sulla necessità di una svolta nelle politiche regionali.
I nodi
«La lettura dei dati della Banca d’Italia conferma che l’agricoltura non può continuare a essere considerata un settore a sé stante», afferma il presidente regionale di Copagri Sardegna, Giuseppe Patteri. «È una componente essenziale dell’economia sarda: produce reddito, tutela il territorio e l’ambiente, contrasta lo spopolamento, salvaguarda cultura e identità e garantisce sicurezza e qualità alimentare. Agricoltura e zootecnia devono viaggiare insieme agli altri settori dell’economia isolana».
I dati
Il settore alimentare rappresenta circa un quinto del valore aggiunto della manifattura regionale. Circa il 97 per cento del fatturato delle imprese alimentari sarde proviene da vendite a clienti localizzati in Sardegna o nel resto d’Italia, mentre soltanto il 3 per cento era riconducibile a rapporti commerciali diretti con controparti estere.
«La Sardegna continua a importare molti prodotti agricoli e alimentari, mentre numerose produzioni locali incontrano difficoltà nell’accesso al mercato», sottolinea Patteri. «Non basta produrre qualità: occorre organizzare l’offerta, rafforzare la trasformazione e collegare stabilmente agricoltura, industria, distribuzione, ristorazione e turismo».
Secondo il direttore regionale Mario Putzolu, «gli interventi pubblici non possono ridursi a una successione di bandi e investimenti isolati. Le risorse regionali ed europee devono costruire filiere complete, collegando produzione, trasformazione e commercializzazione e sostenendo cooperative, organizzazioni di produttori, accordi commerciali e contratti di filiera».
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