Un crac da quasi 80 milioni di euro, migliaia di lavoratori con i contributi previdenziali non versati e una rete di undici società, due delle quali in Romania, che sarebbe stata utilizzata per svuotare le casse dell’impresa prima del fallimento. È nata dall’inchiesta per bancarotta del sostituto procuratore Giangiacomo Pilia la maxi operazione della Guardia di Finanza scattata ieri mattina in otto province italiane. Sei persone sono finite agli arresti domiciliari, mentre altre otto sono indagate. L’intera indagine ruota attorno al presunto crac milionario della società Lavoro Migliore spa, agenzia per la somministrazione di personale con sede inizialmente a Roma e poi trasferita a Cagliari.
Ordinanza cautelare
Gli arresti domiciliari sono stati disposti dalla giudice per le indagini preliminari Claudia Falchi Delitala nei confronti di Claudio Congiu (64 anni, di Cagliari), ritenuto amministratore di fatto di alcune società che avrebbero preso parte alla presunta bancarotta, ma anche di Gaetano Barone (84, di Rosignano Marittimo, provincia di Livorno), Antonio Corriga (60, di Cagliari), Riccardo Tosadori (51, di Quartu), Michele Spani (54, di Sant’Arcangelo, Potenza) e Dragos Constatin Silisteanu (49, rumeno). La giudice ha disposto anche l’obbligo di firma nei confronti di Anna Franca Pintus (53, di Santadi), Mauro Pintus (40, originario di Carbonia ma residente a Belluno), Marco Pintus (47, di Villaperuccio), Monica Catta (51, di Sassari) e Giovanni Franco Meloni (68, di Iglesias). Indagati a piede libero, infine, Michele Manca (34, di Santadi), Antonio Demuru (67, di Assemini), Aldo Secci (78 anni, di Talana).
L’inchiesta
A ricostruire il presunto sistema di distrazione delle risorse della società che si occupava di lavoro internale sono stati i finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Cagliari, diretto dal colonnello Paolo Pettine. Le indagini sono partite dalla liquidazione giudiziale di una società specializzata nella fornitura di lavoro temporaneo, presente con i propri uffici in Sardegna, ma anche nel Lazio, in Lombardia, nelle Marche, in Emilia Romagna, in Friuli Venezia Giulia e in Toscana. Secondo gli investigatori, dal 2018 gli amministratori che si sono succeduti alla guida dell’impresa, insieme a quello ritenuto il vero gestore della società, avrebbero sottratto dalle casse aziendali circa 78 milioni di euro. Un’operazione condotta, secondo l’accusa, con la collaborazione di familiari, dipendenti e prestanome attraverso undici società satellite. Nell’inchiesta sono così finite anche la Chimeco Servizi srl di Cagliari, la Zeus Sistemi ssrl di Elmas, la Zeta srl di Elmas, la Sc Cos Paghe srl con sede in Romania, così come la Cmv Group Work srl. Poi ancora le società romane Shalara srl e Kokunu srl, la Tiche group srl di Pomarce, la Zodiac srl di Cagliari, la M&C srl d Genzano di Roma e lo Studio Chironi srl di Cagliari.
Le verifiche
Il meccanismo sarebbe stato relativamente semplice. L’agenzia Lavoro Migliore spa avrebbe pagato stipendi sproporzionati ai familiari dell’amministratore di fatto e fatture per servizi mai prestati oppure contabilizzati più volte. Il denaro sarebbe così finito nelle casse delle altre imprese, per poi rientrare nel circuito economico sotto forma di ricavi apparentemente regolari. Da qui anche l'accusa di autoriciclaggio. Per nascondere le difficoltà finanziarie e ritardare il fallimento, gli indagati avrebbero inoltre alterato i bilanci, inserendo crediti inesistenti e indicando debiti previdenziali inferiori a quelli effettivi. A pagare le conseguenze del dissesto sarebbero stati soprattutto i lavoratori: la società avrebbe accumulato debiti per decine di milioni di euro, in prevalenza per contributi previdenziali non versati ai dipendenti.
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