Il prezzo corre, il serbatoio si riempie e lo stipendio si svuota. È il paradosso raccontato ieri mattina davanti alla stazione di servizio Eni di viale Sant’Avendrace, dove Usb e Cobas Scuola hanno organizzato un sit-in contro il caro carburante e il caro spesa. Tra automobilisti che entrano per fare rifornimento e studenti e lavoratori che passano lungo la strada, la protesta prova a portare il costo della crisi fuori dalle statistiche e dentro la vita quotidiana.Perché il problema, spiegano i manifestanti, non è solo quanto costa un litro di benzina. È quanto costa andare a lavorare: «Sei costretto a usare l’auto, quindi costa tantissimo», dice Enrico Rubiu, dell’Usb. E in Sardegna, dove i collegamenti non sempre permettono di fare a meno dell’auto, il conto può diventare particolarmente pesante.
Insegnanti penalizzati
Il caso più immediato è quello degli insegnanti precari costretti a spostarsi tra più scuole. Un’ora in un istituto, un’altra in una sede diversa, magari in un altro comune: alla fine della giornata sono chilometri che si sommano e benzina che si paga. «Lo stipendio va via in carburante», sintetizza Rubiu, citando l’esempio di chi da Cagliari deve raggiungere prima Villasimius e poi Muravera o San Vito per completare il proprio orario.
Un problema che i Cobas Scuola vedono soprattutto nel Nuorese. «Al serale di Nuoro abbiamo scoperto che i pendolari sono 16», racconta Andrea De Giorgi. Sono lavoratori con «un corso fatto tutto di spezzoni», che devono spostarsi tra Dorgali, Siniscola, Bosa e tutta l’Ogliastra. «Devono mettere il mezzo proprio» per raggiungere le diverse sedi. E mentre il pieno pesa sul lavoratore, il rincaro del carburante arriva anche sul carrello della spesa. «I prodotti viaggiano su gomma e quindi si rifanno sui prodotti venduti», spiega Rubiu. A essere colpiti, sottolinea, sono soprattutto «i beni di prima necessità». Il risultato, secondo i manifestanti, è che per molte famiglie diventa sempre più difficile arrivare a fine mese.
De Giorgi mette in guardia anche sulle conseguenze che gli aumenti possono avere sui collegamenti aerei. «Le compagnie stanno per aumentare i prezzi e questo vorrà dire sopprimere voli da e per la Sardegna», sostiene. Un’ipotesi che, secondo il rappresentante dei Cobas, rischierebbe di aggravare ulteriormente le difficoltà economiche dell’isola: «Questo comporterà una crisi economica enorme per tutta la società sarda».
Il carrello della spesa
Salvatore Drago porta la questione su un terreno ancora più concreto: quello della rinuncia. «Quest’anno non ho fatto ferie», racconta. E davanti al carrello della spesa fa un confronto immediato: «Prima con 50 euro lo riempivo quasi, adesso ce ne vogliono 100». Per le due sigle il sit-in è quindi anche una protesta contro le politiche che, a loro giudizio, stanno alimentando il caro vita. Nel mirino ci sono le accise, gli extraprofitti e le conseguenze economiche delle guerre. «Una delle cause principali dell’aumento del costo del carburante è la guerra con l’Iran, e poi a cascata gli aumenti si riflettono sui prezzi di tutti gli altri beni». Alcuni interventi necessari, spiega Rubiu, oggi potrebbero essere «togliere le accise e lavorare veramente sull’evasione fiscale».
La protesta non si fermerà con il sit-in di viale Sant’Avendrace. L’Usb ha già proclamato uno sciopero per il 30 ottobre. L’obiettivo, spiegano i promotori, è riportare al centro non soltanto il prezzo del carburante, ma il costo complessivo di una vita in cui anche andare al lavoro è diventato una spesa.
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