Il personaggio.

«A Cala Liberotto vivevo da bambino vacanze da favola!» 

Raphael Gualazzi a “Dromos” a Masullas Lo sguardo sulla Sardegna «da amare» 

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Cosa succede quando due voci, due modi diversi di intendere il jazz, si incontrano sullo stesso palco? Lo abbiamo capito l’altra sera a Masullas, al Giardino Botanico del Monte Arci. Sul palco, Simona Molinari, che ha portato in scena il suo “Kairos Tour” insieme a un ospite speciale, Raphael Gualazzi, cantautore, pianista, compositore, arrangiatore e produttore. Un artista d’altri tempi, sognatore visionario che ha fatto della musica una lente per guardare il mondo, tra jazz, soul, swing e incursioni liriche. L’appuntamento, inserito nella XXVIII edizione del festival “Dromos”, già sold out da giorni, ci ha regalato un incontro fuori dall’ordinario, tra repertorio italiano e internazionale. Lo abbiamo incontrato appena sceso dal palco, per farci raccontare qualcosa in più sul suo rapporto con la musica, con l’amore in una canzone e con la Sardegna.

Bentornato a “Dromos”! Un festival che vive di connessioni tra culture e contaminazioni, un po’ come la sua musica del resto: dopo l’esperienza dello scorso anno, cosa la riporta qui?

«Quello che mi riporta qui è quella voglia di contaminazione tra generi che trovo sempre stimolante. “Dromos” è un progetto culturale che riesce a costruire connessioni tra culture diverse e questo per me ha un valore enorme. La musica, in fondo, si nutre proprio di questo: di incontri, di contaminazioni, del dialogo tra linguaggi artistici diversi che si intrecciano e si arricchiscono a vicenda. Il mio stesso stile cantautorale e melodico italiano passa attraverso ispirazioni della cultura musicale afroamericana e reminiscenze del mondo classico, ed è proprio in contesti come “Dromos” che si può davvero cercare una cifra stilistica comune, trovare quel filo che unisce esperienze e sensibilità diverse. E poi c’è la condivisione delle canzoni, che è forse il modo più autentico per declinare l’amore.

In effetti, il concerto di Simona Molinari è interamente dedicato all’amore, esplorato nelle sue diverse fasi. In che modo la musica riesce a raccontare un sentimento così sfaccettato?

«Credo che il mio percorso artistico mi abbia regalato un insegnamento prezioso: imparare a lasciare che sia la musica, e non le parole, a esprimere ciò che a volte non riesco a dire diversamente. È qualcosa che ho capito con il tempo, un po’ alla volta, che posso fidarmi del linguaggio musicale molto più di quanto potrei fidarmi di un racconto esplicito. Penso che solo la musica abbia quella libertà assoluta, quella purezza senza condizioni, che le permette di avvicinarsi davvero all’amore. Un sentimento che forse si può cogliere fino in fondo solo attraverso il suono puro, lo strumento, ancora prima che attraverso il testo. Ecco perché, lascio che sia lei a raccontare ciò che le parole, da sole, non riuscirebbero mai a esprimere fino in fondo».

Vent’anni di carriera dal suo primo album, conclusi lo scorso dicembre proprio in Sardegna, e questa sera è di nuovo qui: che legame ha costruito con questa terra, tra concerti, pubblico e luoghi?

«La Sardegna per me significa innanzitutto infanzia. Sono i ricordi delle vacanze in famiglia a Orosei, tra le pinete di Cala Liberotto e la meraviglia di Cala Luna. Luoghi bellissimi, che per il bambino che ero allora rappresentavano un immaginario da favola. È lì, credo, che è nato il mio legame più profondo con questa terra, non tanto attraverso i concerti o i palchi, quanto attraverso quella natura, quei silenzi preziosi che mi hanno insegnato moltissimo. È un legame che parte da lontano e che porto sempre con me».

Se potesse organizzare una jam session impossibile, superando i limiti del tempo, con quali tre giganti della musica vorrebbe salire sul palco?

«È difficilissimo scegliere! Ma se proprio dovessi immaginare questa jam session, direi: al pianoforte Erroll Garner, al contrabbasso Slam Stewart e alla chitarra Django Reinhardt. Un trio pazzesco. E io, probabilmente, non suonerei nemmeno. Al massimo li seguirei con un ukulele, in un accompagnamento silenzioso..».

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