La Sardegna custodisce un patrimonio archeologico unico, dove storia, mito e leggenda si intrecciano da millenni. Dalle enigmatiche Domus de Janas alle maestose Tombe dei Giganti, dai Pozzi Sacri alle colossali statue di Mont’e Prama, fino all’imponente complesso nuragico di Su Nuraxi, ogni sito continua a sollevare interrogativi sulle civiltà che l’ha costruito. Un viaggio tra misteri irrisolti, scoperte straordinarie e racconti che ancora oggi alimentano il fascino dell’Isola.

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Parola di esperto

Ecco perché per orientarsi è necessario affidarsi a esperti come Riccardo Cicilloni, professore di Preistoria e Protostoria all’Università di Cagliari. Di certo voce autorevole per spiegare quale sia il più grande mistero che circonda le Domus de Janas, le Tombe dei Giganti o i Pozzi Sacri.

«Negli ultimi anni la ricerca archeologica ha compiuto passi da gigante nella ricostruzione del nostro passato, anche grazie all’utilizzo di tecniche d’analisi scientifica moderne e innovative. Tuttavia, ancora molte pagine restano da scrivere sulla preistoria della Sardegna, ed è per questo che noi archeologi ci adoperiamo quotidianamente con scavi, ricerche, pubblicazioni».

Arzachena, tomba dei giganti (Foto Comune Arzachena)
Arzachena, tomba dei giganti (Foto Comune Arzachena)
Arzachena, tomba dei giganti (Foto Comune Arzachena)

Domus de Janas, Tombe dei Giganti, Pozzi Sacri: si tratta di monumenti straordinari, ognuno caratteristico di una determinata fase della preistoria dell’isola. «Le Domus de Janas sono grotticelle neolitiche sarde scavate nella roccia, in varie migliaia di esemplari, e risalgono a un periodo compreso tra il 4.000 e il 3.300 avanti Cristo», spiega Cicilloni. «Anche se poi vennero utilizzate almeno sino alla soglia dell’età nuragica. Una civiltà così distante da noi nel tempo non può che porci delle domande: a che cosa si deve questa eccezionale proliferazione di strutture tombali in tutta l’isola? Perché le popolazioni neolitiche, ad un certo punto, decidono di dedicare enormi sforzi fisici ed economici per seppellire i propri morti con l’escavazione, non certo facile, di rocce più o meno dure? Ancora: a quale concezione funeraria e religiosa si rifacevano tali genti?

Pozzo sacro a Perfugas (foto concessa)
Pozzo sacro a Perfugas (foto concessa)

Pozzo sacro a Perfugas (foto concessa)

Paradossi temporali

Di grandissimo interesse anche il discorso sulle Tombe di Giganti. «Stiamo parlando della piena età nuragica, quella, per intenderci, dei “costruttori di torri”», continua il professore. «Accanto ai nuraghi, i nostri progenitori iniziano a costruire, come sepolcri, queste eccezionali tombe, spesso con forme monumentali. Anche in questo caso, le domande che ci poniamo riguardano la società che le ha costruite, il significato simbolico che le tombe assumevano, a quale tipo di religiosità funeraria esse si rifacevano».

Per quanto riguarda i pozzi sacri, siamo nel periodo più tardo della civiltà nuragica, quando i nuraghi e le tombe dei giganti non vengono più costruiti o sono utilizzati solo sporadicamente, mentre si edificano nuovi tipi di monumenti, quasi tutti legati al mondo del sacro. «A che cosa si deve questa trasformazione?», si chiede Cicilloni. «Perché, accanto ai villaggi, sorgono, numerosi, monumenti come pozzi, fonti, tempietti a carattere sacro, spesso inseriti in grandi complessi santuariali, come nel caso di Santa Vittoria di Serri?».

Le incognite

Insomma, le domande sospese sono tante. Anche per chi quelle pietre modellate secoli fa le sta studiando da sempre. «Gli archeologi cercano di dare risposte convincenti, basate sui dati scientifici». conferma il docente. «Per quanto riguarda le Domus de Janas, dobbiamo supporre che le società neolitiche inizino a strutturarsi e che alcuni gruppi comincino a distinguersi dagli altri: la volontà di mostrare la propria importanza può aver portato alcuni di loro a costruirsi dei sepolcri in qualche modo monumentali.

Anche le Tombe dei Giganti sembrano rispondere a una volontà di auto esaltazione di alcuni personaggi, riuniti in clan familiari o tribù, con l’obiettivo di mostrare il proprio predominio all’interno di un gruppo tramite la costruzione di tombe monumentali e spesso spettacolari. L’aspetto religioso sembra però, in questo caso, assumere particolare importanza: un’antica fonte greca ci racconta che gli antichi sardi si raccogliessero presso le tombe degli Eroi. Se tali tombe dovessero essere interpretate come le nostre tombe dei Giganti ci ritroveremo di fronte, oltre che a semplici sepolture, a un culto degli antenati eroizzati e divinizzati.

Anche la costruzione dei pozzi sacri sembra rispondere a un cambiamento sociale, in cui le élite aristocratiche prendono il sopravvento all’interno delle comunità locali. Gli aspetti religiosi vengono regolamentati all’interno di un sistema di controllo sociale ed economico in cui la religione assume un ruolo fondamentale.

Meraviglia

Un posto di rilievo lo deve però occupare il villaggio nuragico di Su Nuraxi di Barumini. «Dobbiamo renderci conto che la civiltà nuragica, unica in tutto il mondo, si è evoluta nel corso di oltre un millennio», dice lo studioso. «Si tratta di un periodo in cui una società si evolve e cambia nel tempo. Molte tematiche, poi, che al grande pubblico continuano a sembrare ancora misteriose, in realtà si stanno via via schiarendo e risolvendo grazie a studi sempre più approfonditi».

Sappiamo che le genti nuragiche avevano raggiunto una perizia tecnica eccezionale, che si trattava di una società aperta all’esterno, con contatti comprovati, nelle varie epoche, con le più importanti civiltà del Mediterraneo.

«Tuttavia, considerato tutto ciò», conclude il professore, «risposte definitive non ne avremo probabilmente mai, visto anche il lasso temporale che ci separa dai periodi che stiamo trattando e considerato il fatto che le nostre informazioni ci vengono fornite dall’analisi dei reperti materiali che mettiamo in luce, ma il nostro obiettivo è quello di cercare di rispondere quanto meglio alle domande che ci siamo posti, sempre nell’ottica della stretta ricerca scientifica».

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