È lecito che una fabbrica bellica sponsorizzi una festa religiosa in onore della Madonna? La polemica esplode sui social dei cittadini di Villamassargia e poi deflagra: contributo respinto, la Rwm scompare dagli sponsor della festa.

Per alcuni non c’è niente di male e all’insegna del “pecunia non olet” (i soldi non puzzano) anche quelle belliche sono da considerarsi sponsorizzazioni come le altre. Ma per altri il logo della Rwm Italia che compariva fino a sabato nel cartellone dei festeggiamenti religiosi e civili per la festa patronale in onore della Madonna del Pilar e di San Ranieri (in programma dal 9 al 18 ottobre a Villamassargia), era del tutto inammissibile.

In poco tempo il il dibattito si è polarizzato, facendo registrare forti contrapposizioni e prese di posizione in mezzo alle quali sono finite tra le accuse anche la Chiesa e le istituzioni. Nel dibattito è entrato anche don Antonio Mura, parroco di Portoscuso: pur precisando di parlare a titolo personale il suo post dal titolo «Mai le feste mariane siano sponsorizzate dalle industrie belliche», ne testimonia la posizione. «Poniamo una linea di demarcazione netta - ha scritto il sacerdote - tra il culto sacro e gli interessi profani della geopolitica economica. Maria, la Madonna, tra i tanti titoli è riconosciuta anche come “Regina della pace” e mai vorrei fosse sponsorizzata dall’industria delle armi».

Tra i primi a prendere posizione c’è anche Arnaldo Scarpa, portavoce del Comitato Riconversione Rwm, che avverte «di aver segnalato questa gravissima sponsorizzazione all’autorità religiosa». Gli attriti e le polemiche sono poi proseguiti ed hanno portato a degli sviluppi forse inattesi: nella serata di sabato è scomparso dal cartellone degli eventi della festa il grande logo della Rwm, segnale che fa intendere che la parrocchia guidata da don Maurizio Mirai (che ha scelto di non commentare) abbia restituito la sponsorizzazione ricevuta dall’azienda bellica.

Don Antonio Mura parla di una scelta positiva: «La chiesa si è espressa, ha operato delle scelte dignitose che appaiono condivisibili». Riguardo alla vicenda la sindaca Debora Porrà si dice sbigottita: «Facciamo in modo che la festa del paese non sia un evento divisivo per la comunità. Nella questione entrano in ballo valori etici, coscienze, ma anche il diritto al lavoro in un contesto territoriale che s’impoverisce sempre più. Credo sia sbagliato additare e mettere alla gogna: una festa religiosa non è un contesto da politicizzare».

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