Il passato è parte di noi
“Lo sguardo di Napoleone”: un romanzo che racconta le pieghe più intime della storiaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Il passato si può rimuovere, piegare ai nostri desideri. Possiamo colorirlo o annebbiarlo. Possiamo anche fare finta che non esista. Però continua a bussare alla nostra porta fino a che non decidiamo di farlo entrare, di farlo accomodare con noi. Fino a che non accettiamo di dialogare con lui ascoltandolo senza timori, senza pregiudizi. E anche senza speranze e inutili aspettative. Il passato è parte di noi. Riporta a galla le nostre gioie e le nostre tragedie. Ci racconta i nostri sforzi per essere migliori e le inevitabili sconfitte. Mette in scena i nostri trionfi e anche le sconfitte. Ci ricorda che anche quello che abbiamo cercato di dimenticare ci appartiene. Possiamo solo accettare questa realtà e una volta fatto questo ci sentiremo più leggeri. Più noi stessi e meno impostori, qualunque errore abbiamo fatto, qualunque catastrofe ci sia toccata in sorte.
È questo il lascito del romanzo di Sibyl von der Schulenburg Lo sguardo di Napoleone (Morellini editore, 2026, Euro 19,00, pp. 224, anche e-book), narrazione in cui sentimenti, storie personali e Storia con la “S” maiuscola si mescolano…come naturale svolgimento delle cose.
Conosciamo così Serena, che nella Roma del 2024 fa la restauratrice e si aggira nel suo studio di restauro tra bottiglie di pigmenti e tele ferite. Ma le ferite più profonde Serena le porta nel cuore. Sono ferite mai rimarginate perché la protagonista non ha mai trovato la forza di prendersene cura. Sono ferite antiche che sembrano ormai destinate a incancrenirsi fino a che la quotidianità di Serena non incoccia nell’eccezionalità di un ritratto di bambino dagli occhi penetranti, stranamente così simili ai “rai fulminei” che Manzoni attribuisce a Napoleone nel suo Il cinque maggio. Il ritratto è enigmatico, pare capace di mutare espressione e di inquietare chiunque lo osservi. Per Serena diventa un’ossessione saperne di più di quel dipinto misterioso. Comincia così un’indagine che intreccia arte e memoria, conducendo Serena verso misteri più grandi di lei e costringendola a confrontarsi con qualcosa che va oltre la semplice conservazione del passato.
Le tracce conducono a Elizabeth (Betsy) Patterson Bonaparte, la giovane americana che nel 1805 sposò Jérôme Bonaparte, fratello minore di Napoleone e diede alla luce un figlio mai riconosciuto dall’Imperatore dei francesi. Quel bambino, rimosso dalla storia ufficiale, i suoi occhi grandi e scuri che fissano con un’intensità adulta sembrano ora reclamare la propria identità, che riaffiora attraverso quel ritratto, trasformato in custode silenzioso di una verità negata.
Tra le colline toscane e i vicoli di Roma, Serena scoprirà che alcuni sguardi resistono al tempo, che l’amore può lasciare tracce indelebili e che certe storie non accettano di essere dimenticate. Semplicemente non accettano l’oblio come loro destino. Nel suo percorso, la ricerca del quadro si intreccia alla sua storia personale e diventa una resa dei conti, fino a mettere in discussione ciò che credeva di sapere di sé. Sibyl von der Schulenburg, ispirandosi a una storia vera, costruisce quindi un romanzo in cui l’arte è linguaggio vivo, capace di restituire voce a ciò che la storia ha scelto di tacere. Perché ogni ritratto è, in fondo, un atto di sopravvivenza, una rivolta contro l’ingiuria del tempo
