Quella notte infinita se la ricorda bene. «Capitava che Nicola si fermasse a dormire da un amico. Ma telefonava sempre per avvisarci. Quella volta invece non si fece sentire, capii subito che qualcosa non andava».

Adriano Micheli 62 anni, rivive momenti dolorosissimi che non potrà mai dimenticare. Era la sera del 29 ottobre del 2021 quando l’adorato figlio Nicola, 20 anni, perse il controllo della sua auto e finì nel cortile di una villetta in via Leonardo da Vinci a Quartu. Morì 48 ore dopo in ospedale. Poi la decisione della famiglia, donare i suoi organi: cuore, fegato, reni e pancreas salvarono la vita di altre persone. Per questo sabato 31 ottobre, nella piazzetta dei donatori in via Tazzoli, sarà posta su una panchina una targa in ricordo di Nicola e del suo gesto d’amore.

«Quando in ospedale mi dissero che per Nicola non c’era più niente da fare, fui io a proporre di donare gli organi» prosegue Micheli, «i medici restarono un po’ stupiti perché non ci fu nemmeno bisogno di chiederlo. Ma io sono fatto così. Per me aiutare gli altri viene prima di qualsiasi cosa».

In quale petto batta adesso il cuore di suo figlio non l’ha mai saputo, «ma per una serie di circostanze, abbiamo parlato con chi ha il suo fegato». In quelle 48 ore avevano sperato e pregato, «lo avevamo cercato di notte perché non tornava. Ci aveva preoccupato la chiamata di un suo amico che ci chiedeva “Ma Nicola dov’è ? Doveva venire a prendermi”». Poi la mattina la chiamata della Polizia: «Venite in ospedale». Di speranze, «ce ne avevano date poche. Il cuore di Nicola batteva ma i traumi erano troppo forti. Se anche fosse rimasto in vita non si sarebbe più ripreso». Poi la morte cerebrale, «è rimasto una giornata attaccato alle macchine. Ricordo il primario che ci disse “pregate per un miracolo”».

E il miracolo Adriano e suo figlio l’hanno fatto. «Vorrei davvero sensibilizzare le persone sull’importanza della donazione, perché nella tua tragedia puoi avere la possibilità di salvare gli altri. E vorrei che davvero il Comune potesse fare ancora di più per spingere in questo senso».

Già da tempo, a seguito di un ordine del giorno presentato dalla consigliere Rita Murgioni sotto la giunta Contini e approvato all’unanimità, ogni volta che si va per rinnovare o fare la carta di identità, viene chiesto se si vuole diventare donatori. «Nicola aveva tanti sogni, aveva vent’anni e un mare di progetti: lavorava nella ristorazione, faceva musica, giocava a calcio, ambiva a gestire un locale. Di lui ci manca tutto, la sua allegria la sua voglia di vivere», aggiunge il padre.«La cerimonia del 31 ci rende orgogliosi. Ci sarà tutta la sua famiglia: io, mia moglie, gli altri due nostri figli. E vogliamo che la donazione sia da stimolo per altri. Siamo fieri di nostro figlio».

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