Adesso pale e pannelli si potranno allineare ovunque. Anche nei siti Unesco, riconosciuti dall’Agenzia dell’Onu come patrimoni dell’umanità. Il Parlamento, con un percorso bipartisan tra Camera e Senato, ha approvato una norma che permette la realizzazione di impianti eolici e fotovoltaici in prossimità di beni storici e archeologici. Il tutto dentro le buffer zone. Le fasce cuscinetto condannate al de profundis.

Il voto

Senatori e deputati hanno impiegato meno di un mese per assestare la mazzata all’eredità culturale e paesaggistica del nostro Paese, trasformandola in legge. Tutto è iniziato a metà ottobre, quando a Palazzo Madama i dem Nicola Irto e Daniele Manca hanno presentato l’emendamento del saccheggio, fatto proprio dalla maggioranza di centrodestra. Poche righe di testo inserite nel Dl Carburanti, a cui Montecitorio ha messo il sigillo definitivo l’altra notte. L’articolo usato per validare l’assalto è il 2-bis, “Misure di accelerazione dei procedimenti concernenti l’individuazione di aree idonee all’installazione di impianti da fonti rinnovabili”. Al comma B, ecco il via libera ai parchi che «ricadono interamente nella buffer zone» dei siti Unesco. La nuova disposizione aggiorna l’articolo 11-quinquies del decreto legislativo 190/2024, “Disciplina dei regimi amministrativi per la produzione di energia da fonti rinnovabili”. Mauro Pili parla di «golpe di Stato contro Barumini e le domus de janas» sulla propria pagina Facebook.

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