CRONACA - ITALIA

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Quante bufale sul coronavirus: ecco cosa rischia chi le diffonde

Alcune sono innocue tanto sono stupide, altre sono dannose per tutti
(archivio us)
(Archivio US)

Dal governo che approfittando del caos va a prendere 65 migranti direttamente dal Niger alla chiusura imminente di tutti i locali pubblici a Milano. Dal dispiacere di Enrico Mentana per il fatto che il virus abbia colpito la parte più produttiva del Paese alla donna col marito che lavora in Regione e che sa che "stanno già attivando la quarantena per tutti i paesi intorno a Milano e presto la attiveranno anche per Milano". Il che vuole dire, "tutti i negozi chiusi, fate la spesa e organizzatevi con le scorte, perché se chiudono lo fanno almeno per un mese".

Da Facebook a Whatsapp, passando per Twitter e Instagram, proliferano le bufale sul coronavirus.

Alcune innocue, che suscitano quasi ironia, altre molto pericolose. Si pensi alla donna che invita ad assaltare i supermercati di Milano. E ancora, i provvedimenti fasulli sulla chiusura scuole, modificati con photoshop e diffusi sui social. Per non parlare delle classiche bufale di paese, che parlano di infetti nei piccoli comuni per creare allarme e scatenare il panico, come accaduto ieri a Villacidro ad esempio. Sono tra le più pericolose.

Pericolose per chi ne è vittima, ma anche per chi le diffonde. Nel caso siano fake news dirette a offendere la reputazione altrui, si cade nel reato di diffamazione: la persona offesa potrebbe sporgere querela e si rischia la reclusione da sei mesi a tre anni o la multa non inferiore a 516 euro.

Poi ci sono le bufale come quella di Milano in quarantena o degli infetti di Villacidro, che possono ricadere nell'ambito del procurato allarme. Reato procedibile d'ufficio, senza bisogno che qualcuno debba querelare come accade per la diffamazione. L'articolo 658 del codice penale prevede che "chiunque, annunziando disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso l'autorità o presso enti o persone che esercitano un pubblico servizio, è punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda da 10 a 516 euro".

(Unioneonline/L)

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