CRONACA - ITALIA

la nomina

Eletta la prima donna presidente della Consulta PROFILO

È la giurista Marta Cartabia, quest'estate è stata a un passo dal diventare anche la prima donna premier: "Si è rotto un vetro di cristallo"

Per la prima volta una donna sale sullo scranno più alto della Consulta.

I giudici della Corte Costituzionale hanno eletto all'unanimità, 14 voti più la sua scheda bianca, la giurista cattolica e docente di diritto costituzionale Marta Cartabia.

"Si è rotto un 'vetro di cristallo' - commenta Cartabia -. È un passo significativo per la storia delle nostre istituzioni. Le donne in magistratura sono in maggioranza, rappresentano il 53%, ma non ai vertici, nelle alte cariche. La mia elezione è un po' l'elezione di tutte loro... In tal senso sento tutta la responsabilità di questa carica e l'onore di essere qui, sperando di fare da 'apripista'. Come ha dichiarato la neopremier finlandese SannaMarin, spero che anche in Italia si possa arrivare a dire che età e sesso non contano, anche se nel nostro Paese un po' contano ancora".

"Per me - ha aggiunto - sono state decisive alcune figure femminili, a partire da mia madre, e alcuni modelli formativi, soprattutto maschili, che mi hanno incoraggiata e sostenuta. Sono stati tutti decisivi perché accadesse quello che oggi è accaduto: ma se me lo avessero predetto dieci anni fa, avrei risposto con una risata!".

Nell'Aula della Corte Costituzionale (Ansa - Lami)
Nell'Aula della Corte Costituzionale (Ansa - Lami)

Approdata alla Corte nel 2011 su nomina dell'allora capo di Stato Giorgio Napolitano, dal 2014 vicepresidente, è milanese di San Giorgio su Legnano, ha 56 anni ed è tra i più giovani presidenti che la Consulta abbia mai avuto.

Il suo nome è circolato nel toto-nomine per il Quirinale nel 2015 e anche quest'estate, durante la crisi di governo, come possibile premier di un governo di transizione.

Sposata e madre di tre figli, alla Consulta è stata relatrice di importanti sentenze: come quella sui vaccini, con la quale la Corte ha stabilito che l'obbligo di farli non è irragionevole, bocciando il ricorso della regione Veneto. O quella sull'Ilva, che dichiarò incostituzionale il decreto del 2015 che consentiva la prosecuzione dell'attività di impresa degli stabilimenti, nonostante il sequestro disposto dall'autorità giudiziaria dopo l'infortunio mortale di un lavoratore.

Ha insegnato e fatto attività di ricerca in diversi atenei in Italia e all'estero, anche negli Stati Uniti. E, come esperto, ha fatto parte di organismi europei, come l'Agenzia dei diritti fondamentali della Ue di Vienna.

(Unioneonline/D)

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