CRONACA - ITALIA

Lo scontro

Decreto sicurezza, sindaci in rivolta. Il ministro: "La pacchia è finita"

Dopo Leoluca Orlando anche altri sindaci si schierano contro il provvedimento definito "disumano e anticostituzionale"
matteo salvini e leoluca orlando (ansa)
Matteo Salvini e Leoluca Orlando (Ansa)

Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando ha sospeso alcuni effetti del decreto sicurezza di Matteo Salvini.

Il primo cittadino ha chiesto al responsabile dell'anagrafe di "approfondire tutti i profili giuridici anagrafici" che derivano dall'applicazione della norma e, in attesa, ha impartito la seguente disposizione: "Sospendere, per gli stranieri eventualmente coinvolti dalla controversa applicazione della legge, qualunque procedura che possa intaccare i diritti fondamentali della persona".

Alla scadenza del permesso di soggiorno per motivi umanitari infatti, gli stranieri non si potranno più iscrivere all'anagrafe, normativa che colpisce molti minori non accompagnati (e qui secondo Orlando si andrebbe a violare il diritto all'istruzione) ma anche gli stranieri che hanno il permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

"Non è disobbedienza civile né obiezione di coscienza - chiarisce Orlando - ma semplice applicazione dei diritti costituzionali garantiti a chi vive nel nostro Paese". Il sindaco di Palermo definisce il decreto sicurezza un provvedimento "criminogeno".

"Ci sono centinaia di migliaia di persone - osserva il primo cittadino - che oggi risiedono legalmente in Italia, pagano le tasse, versano contributi all'Inps, e fra qualche settimana o mese saranno illegali perché senza documenti. Così non si combatte la criminalità, la si incentiva".

Leoluca Orlando ammette di avere una visione totalmente contrapposta a quella del ministro dell'Interno. "Ma qui - chiarisce - siamo di fronte a un problema non solo ideologico ma giuridico, non si possono togliere diritti a persone che sono in regola con la legge".

GLI ALTRI SINDACI - Con Orlando si sono schierati altri sindaci: Luigi De Magistris a Napoli, Dario Nardella a Firenze e Giuseppe Falcomatà a Reggio Calabria si sono detti pronti a seguirne l'esempio. Dello stesso avviso anche il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti.

LA REPLICA DI SALVINI - Non si è fatta attendere la replica del ministro: "Con tutti i problemi che ci sono a Palermo, il sindaco sinistro pensa a fare disobbedienza sugli immigrati", ha commentato su Twitter.

Poi, ai microfoni del Gr1, ha lanciato l'affondo: "È una cosa gravissima, evidentemente alcuni hanno mangiato pesante a Capodanno. I sindaci ne risponderanno personalmente, penalmente e civilmente, perché è una legge dello Stato che mette ordine e regole".

E ancora, da Facebook: "Col Pd caos e clandestini, con la Lega ordine e rispetto. Certi sindaci rimpiangono i bei tempi andati sull'immigrazione, ma anche per loro è finita la pacchia!".

"Ho disposto la sospensione del Decreto e ho dato incarico all'ufficio legale di adire il giudice - ha dichiarato questa mattina Leoluca Orlando ai microfoni di Skytg24 - Io vado dal magistrato perché non posso andare alla Corte Costituzionale per violazione dei diritti umani e per violazione di articoli specifici della Costituzione. Occorre sollevare la questione incidentalmente in un giudizio. Io, come sindaco, andrò davanti al giudice civile e dirò che faccio un'azione di accertamento se questa legge del Parlamento sia conforme o non conforme. Se il giudice ritiene che sia non manifestamente infondata e sia rilevante ai fini della decisione rimetterà gli atti alla Corte Costituzionale".

IL COMMENTO DI LUIGI DI MAIO - "Penso che si tratti solo di campagna elettorale", il commento del vicepremier Di Maio alle dichiarazioni dei sindaci "ribelli". "È una campagna elettorale di sindaci che si devono sentire un po' di sinistra facendo questa roba. Se vuoi sentirti di sinistra metti mano ai diritti sociali di questo paese, quelli che invece la sinistra ha distrutto in questi anni. Qui ormai per sentirsiun po' di sinistra ci propinano questa cosa: pensiamo come sono messi male".

(Unioneonline/L-v.l.)

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