CRONACA ITALIANA

L'attacco alla base, dieci anni dalla strage
L'Isola ricorda il maresciallo Silvio Olla

Tra i 19 italiani morti durante l'attacco alla base irachena di Nassiriya il 12 novembre 2003, anche il sardo Silvio Olla, 32 anni, originario di Sant'Antioco.
il maresciallo silvio olla
Il maresciallo Silvio Olla

Sono trascorsi dieci anni dall'attacco alla base Maestrale di Nassiriya in cui morirono 19 italiani, tra i quali anche Silvio Olla, maresciallo capo di 32 anni originario di Sant'Antioco (Carbonia Iglesias). E oggi, in occasione della Giornata del ricordo dei caduti nelle missioni di Pace, le autorità italiane hanno commemorato la strage del 12 novembre 2003. Il ministro della Difesa Mario Mauro ha deposto una corona d'alloro all'Altare della Patria a Roma, accompagnato dal capo di Stato maggiore della Difsa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, e alti vertici militari, tra i quali il comandante generale dei carabinieri Leonardo Gallitelli. Dal Quirinale è arrivato anche un messaggio dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: "Rivolgo il mio deferente omaggio a tutti coloro che hanno perso la vita adempiendo con onore al proprio dovere, al servizio dell'Italia e della comunità internazionale. Nel 10° anniversario della strage di Nassiriya, che oggi ricorre, un commosso pensiero va, in particolare, ai 19 italiani tragicamente caduti in quell'efferato, gravissimo attentato ed agli iracheni che con essi perirono, vittime di una stessa inaccettabile e vile barbarie", si legge nel comunicato. E inoltre: "I militari ed i civili che, anche a rischio della vita, operano nelle aree di crisi, in tante travagliate regioni del mondo, sono l'espressione di un paese che crede nella necessità di uno sforzo comune per la sicurezza e la stabilità. Sono il simbolo di un impegno forte a tutela dei diritti fondamentali dell'uomo e per la cooperazione pacifica tra i popoli".

In Campidoglio, nella basilica di Santa Maria in Ara Coeli è stata inoltre celebrata una messa officiata da monsignor Sandro Marcianò, il quale ha rimarcato come questo anniversario assuma "un significato più pregnante; è, in realtà, più doloroso inserendosi in un tempo che appare per certi versi brevissimo, per altri versi lunghissimo: fatto, cioè, di giorni interminabili, segnati dall'assenza dei nostri cari e forse, a volte, da ripetere domande e attendere risposte che sembrano non arrivare". E alle sue parole si sono aggiunte quelle di Barbara Contini, responsabile esteri del Centro Democratico, governatrice della regione irachena che comprendeva Nassiriya all'epoca dell'attentato: "Voglio stringermi alle famiglie delle vittime della strage di Nassiriya, di cui fui testimone e in cui, per un puro caso, non rimasi coinvolta anch'io. Quel giorno avrei dovuto essere alla base ma il capo della scorta non si sentì bene e fui costretta a rimandare la visita di 24 ore. Non dimenticherò mai ciò che vidi sul luogo dell'attentato e il dolore muto dei colleghi dei nostri caduti. Una strage che forse si sarebbe potuta evitare se si fosse chiuso il primo ponte come chiedevamo a tutti i livelli da Bassora in seguito all'insediamento dei nostri uomini nell'area. Ma oggi non è certo il giorno della polemica. E' il giorno del ricordo delle vittime di quel giorno e con loro - ha concluso Contini - di tutte le vittime italiane nelle tante missioni di pace che vedono i nostri ragazzi nel mondo operare con professionalità, eroismo e umanità straordinaria".

LA STRAGE - Quando la missione a Nassiriya era iniziata da pochi mesi, un camion imbottito di esplosivo ha forzato il posto di blocco all'ingresso della base e si è schiantato contro la palazzina di tre piani che ospitava i carabinieri della Msu, la Multinational specialized unit. Gli occupanti, forse quattro, a bordo del mezzo hanno aperto il fuoco contro i militari che tentavano di fermarli. L'esplosione ha sventrato gran parte dell'edificio. Sotto le macerie sono rimasti 5 uomini dell'esercito (Silvio Olla, Massimo Ficuciello, Emanuele Ferraro, Alessandro Carrisi e Pietro Petrucci), 12 carabinieri (Enzo Fregosi, Giovanni CAvallaro, Alfonso Trincone, Alfio Ragazzi, Massimiliano bruno, Daniele Ghione, Filippo Merlino, Giuseppe Coletta, Ivan Ghitti, Domenico Intravaia, Honoratio Maiorana, Andrea Filippa), due civili (il regista Stefano Rolla, che stava facendo un sopralluogo per un film, e l'operatore della cooperazione internazionale Marco Beci).


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