La transizione ecologica continua a rappresentare un obiettivo condiviso, ma quando si confronta con il peso delle bollette e con l'incertezza dei mercati energetici, le priorità degli italiani cambiano. È questo il quadro che emerge dal nuovo Focus Censis–Confcooperative "Primum vivere: il pragmatismo energetico degli italiani", un'indagine condotta su un campione rappresentativo di mille famiglie che fotografa un Paese sempre più orientato a privilegiare la sicurezza energetica e la sostenibilità economica rispetto alle contrapposizioni ideologiche sulle diverse fonti di approvvigionamento.

I numeri

Il dato forse più significativo riguarda la disponibilità degli italiani a tenere aperte contemporaneamente tutte le opzioni. Se da un lato oltre otto famiglie su dieci chiedono di accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili, dall'altro più della metà si dichiara favorevole alla realizzazione di centrali nucleari di nuova generazione. Quasi una famiglia su due, inoltre, accetterebbe anche il ritorno del gas russo se questo contribuisse a ridurre il costo dell'energia. Perfino il carbone, simbolo delle fonti fossili più inquinanti, torna a essere considerato da una parte dell'opinione pubblica come una soluzione estrema in caso di necessità.

Un atteggiamento che il Censis definisce "pragmatismo difensivo": non un cambiamento di sensibilità ambientale, bensì la conseguenza di anni segnati dall'impennata dei prezzi energetici, dalla guerra in Ucraina, dalle tensioni geopolitiche internazionali e, più recentemente, dai timori legati alla stabilità delle rotte energetiche nel Golfo Persico. Per molte famiglie la priorità non è scegliere quale fonte sia più sostenibile, ma evitare nuovi aumenti delle bollette.

La preoccupazione economica attraversa infatti quasi tutto il campione. Oltre tre famiglie su quattro prevedono ulteriori rincari nei prossimi mesi e, tra queste, quasi nove su dieci temono aumenti fino a cento euro al mese. Un aggravio che rischia di incidere pesantemente soprattutto sui nuclei con redditi più bassi, dove cresce anche la percentuale di chi teme rincari ancora più consistenti. La crisi energetica, evidenzia il rapporto, non colpisce tutti allo stesso modo: diventa un fattore che amplifica le disuguaglianze sociali e rende più fragile chi già dispone di minori risorse economiche.

Contraddizioni

Anche sul fronte ambientale emerge una posizione articolata. La maggioranza degli italiani continua a credere nella necessità di un mix energetico che combini fonti rinnovabili e tradizionali, riconoscendo il valore della sostenibilità e dell'autonomia energetica nazionale. Tuttavia, quando la transizione si traduce in costi aggiuntivi per le famiglie, il consenso si riduce sensibilmente. Più della metà degli intervistati preferisce bollette meno onerose anche a costo di rallentare gli investimenti ambientali, mentre poco più di un quarto sarebbe disposto a sostenere un aumento della spesa energetica per finanziare la decarbonizzazione nei prossimi anni.

Il reddito rappresenta uno degli elementi che più influenzano queste scelte. Le famiglie economicamente più solide mostrano una maggiore disponibilità a investire nella transizione ecologica e guardano con maggiore favore anche al nucleare di nuova generazione. Al contrario, chi dispone di risorse limitate tende a privilegiare qualsiasi soluzione in grado di contenere la spesa mensile, compreso un eventuale ritorno al gas proveniente dalla Russia. Non si tratta tanto di una diversa visione dell'ambiente quanto della diversa capacità economica di sostenere i costi del cambiamento.

Strategia comune

In questo scenario emerge anche un dato politico significativo. Pur divisi sulle singole fonti energetiche, gli italiani continuano ad attribuire un ruolo centrale all'Unione europea. La maggioranza degli intervistati non chiede di abbandonare le politiche climatiche comunitarie, ma di correggerle e renderle maggiormente compatibili con le esigenze delle famiglie e delle imprese. Più della metà ritiene inoltre che le principali decisioni in materia energetica dovrebbero essere assunte a livello europeo, nella convinzione che solo una strategia condivisa possa garantire approvvigionamenti sicuri e prezzi più stabili.

Il Focus Censis–Confcooperative restituisce dunque l'immagine di un Paese che non rinnega la transizione ecologica, ma ne chiede una gestione diversa. L'emergenza del caro energia ha trasformato le priorità dei cittadini: la sostenibilità resta un valore, ma non può prescindere dalla sostenibilità economica delle famiglie. È questo il messaggio che emerge con maggiore forza dall'indagine: gli italiani non scelgono più tra ambiente e sicurezza energetica, ma chiedono politiche capaci di conciliare entrambe. Perché, nella percezione di molti, la transizione sarà davvero possibile soltanto se riuscirà a garantire, insieme, tutela del clima, continuità degli approvvigionamenti e bollette accessibili.

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