Aspettare sessanta giorni e non anni per una concessione – che si tratti di un nuovo insediamento produttivo o di un ampliamento – grazie a uno Sportello unico che velocizza le pratiche: sembrerà strano ma da quando esiste la Zes Unica (dal 2024) è possibile.

Ma in Sardegna - forse perché questo potentissimo strumento non viene promosso come dovrebbe - in pochi lo sanno. I dati della struttura di missione Zes aggiornati a questa settimana - e pubblicati da Il Sole 24Ore - parlano di soli 41 progetti, per un ammontare di 240 milioni di euro, presentati dalle imprese per l’Isola, corrispondenti ad altrettante autorizzazioni uniche rilasciate dal Dipartimento per il Sud della presidenza del Consiglio dei ministri. Ricaduta occupazionale: 582 unità.

Questo, a fronte di 1450 progetti in totale portati dalle dieci Regioni che fanno parte di quest’area dove tutto è più semplice, per un giro d’affari complessivo di oltre 9,3 miliardi di euro, con la sola Puglia dove si riversano 430 autorizzazioni uniche (dieci volte quelle della Sardegna) che rappresentano da sole 2,8 miliardi di investimenti e 7.882 posti di lavoro potenziali.

Poi c’è il credito d’imposta, l’altro livello di vantaggi per chi fa parte di questa rete. In questo caso le aziende sarde rispondono: sono circa 380 quelle che si sono fatte avanti. Chi investe in beni strumentali nuovi (macchinari, impianti, attrezzature e immobili) può beneficiare di un bonus fiscale che può arrivare a coprire fino al 60% della spesa. Per la Sardegna l'intensità dell’agevolazione è del 50% per le piccole imprese, del 40% per le medie e del 30% per le grandi, percentuali maggiorate del 10% nel Sulcis, territorio a cui si applica un regime più favorevole per via di fragilità economiche storiche.

L’articolo completo a firma di Roberto Murgia nel giornale in edicola e nell’app Unione Digital

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