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Crisanti: "Ci eravamo illusi, ecco come siamo arrivati a più di 10mila casi"

I negazionisti hanno iniziato a chiamarlo "zanzarologo", per i suoi studi sulle zanzare geneticamente modificate, ma il professore Andrea Crisanti, a capo del dipartimento di Medicina molecolare dell'Università di Padova e "padre" dello studio e del modello dei tamponi a tappeto nel comune di Vo', dove a febbraio fu registrato il primo morto di coronavirus in Italia, solitamente sull'andamento della pandemia non sbaglia previsioni.
I 10-12.000 contagi giornalieri registrati nell'ultima settimana della seconda ondata di Covid-19 in Italia si spiegano così: "Questo significa che la capacità di tracciamento per arrestare la diffusione del virus sul territorio chiaramente in questo momento è saltata, parliamoci chiaro non funziona", spiega.
"Non è che noi abbiamo dopo il lockdown intrapreso un'azione sistematica per ripulire completamente tutte le regioni italiane, ci siamo affrettati a riaprire tutto, in qualche modo abbiamo pensato che avremmo potuto convivere con il virus con questi livelli di trasmissione senza implementare un sistema di sorveglianza su tutto il territorio nazionale che ci permettesse di tenerli bassi, quindi di fatto, nel momento in cui il numero dei casi ha sopraffatto la capacità di tracciamento sono esplosi, molto semplice", aggiunge.
"Quello che manca ancora è una visione strategica a lungo termine - continua -. Supponiamo che queste misure abbiano effetto, riduciamo i casi, ma nessuno si pone il problema di cosa dobbiamo fare per mantenerli a livelli bassi, altrimenti siamo condannati a un'altalena di misure, riduzione dei casi, aumento dei casi. E siamo solo a ottobre".
Il "piano Crisanti", di cui si parlava ad agosto, è rimasto lettera morta. Il professore era entrato in contatto con Pierpaolo Sileri (vice-ministro alla Salute) e Federico D'Incà (ministro per i Rapporti con il Parlamento), e per mantenere l'Italia in sicurezza aveva proposto di realizzare 300-400.000 tamponi al giorno. Oggi se ne fanno in media 160.000, ma comprendono anche quelli cosiddetti "rapidi", con un margine d'errore maggiore, denuncia Crisanti.
"Era un piano che aveva l'obiettivo di dotare l'Italia di una capacità di vigilanza e prevenzione per mantenere i numeri di settembre-agosto a quei livelli. E forse non gli è stata data particolare attenzione perché ci si è illusi che l'epidemia fosse finita", commenta.
(Unioneonline/L)

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