Con sette assenti fra infortuni e squalifiche, il Cagliari ha sfiorato un colpaccio vero e proprio a Parma. L’1-1 finale arriva dopo una prova di spessore della squadra di Fabio Pisacane, che è riuscito a gestire al meglio l’emergenza. «Venivano da tre risultati utili, fare una partita come la nostra non era facile», esordisce l’allenatore nel dopogara. «Avevamo tantissimi giocatori nati dal 2005 in poi, la dice lunga su quello che stiamo cercando di portare avanti, oltre al risultato che muove la classifica».

Dopo oltre due mesi d’assenza, è tornato in campo Michael Folorunsho: due palloni dopo ha fatto gol. «Non posso dire che sia mio figlio, ma per me è un fratello minore», ha detto Pisacane sull’affettuoso saluto al numero 90 prima di inserirlo. «Mi fa piacere che il mio gesto sia stato immortalato, perché siamo una famiglia prima ancora che una squadra». E scherza sul gol capolavoro: «Sì, l’avevamo provato in allenamento. Lui però è uno che ha un tiro importante, nel girone d’andata spesso l’abbiamo anche dovuto invogliare a tirare.

Se si può trovare un difetto al Cagliari di stasera, è l’aver arretrato troppo il baricentro dopo lo 0-1. «La squadra, inconsciamente, vuoi perché ha speso tantissimo vuoi per meriti dell’avversario si è ritirata», dice Pisacane. «Il piano gara non prevedeva questo blocco basso, qualche scelta sbagliata quando abbiamo recuperato palla non ci ha permesso di fare meglio. Ma, come ho detto prima, è stata una cosa inconscia».

Il Cagliari muove la classifica, pur senza blindare la salvezza. Pisacane rifiuta di pensare a una quota: «Non lo so, è il primo anno che alleno e non faccio tabelle. Anche perché non sarei in grado». Il tecnico preferisce guardare altro: «Vivere giornata dopo giornata, trovare serenità e costruire il futuro senza fare la corsa sugli altri. In questo momento abbiamo un margine sulla zona rossa, non deve esserci presunzione ma dobbiamo fare la corsa su noi stessi».

Sulla partita fatta dal Cagliari, Pisacane conclude: «La squadra cerca di mettere in campo una sua metodologia. Avevamo un piano gara e dopo venti minuti l’abbiamo cambiato, sono orgoglioso di questi ragazzi perché hanno reso orgogliosi quegli oltre mille tifosi che sono venuti a vederci facendo tanti chilometri e un viaggio lungo. Quello che mi porto a casa è sicuramente l’atteggiamento: ho chiesto quello».

© Riproduzione riservata