Crosetto: «I nostri soldati restano in Libano, ce lo chiedono l’Onu e i libanesi. Garantire la loro sicurezza»
Il ferimento di un fante della Brigata Sassari riapre la discussione, ma il ministro è categorico, Unifil non si tocca: «Gli stessi militari si rendono conto del valore di questa missione di pace»(Ansa)
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La missione Unifil non si tocca. I militari italiani, circa 1.300 su 2.800 caschi blu, tra cui 500 della Brigata Sassari, restano in Libano nonostante i rischi dovuti all’escalation del conflitto tra Hezbollah e Israele, che ha avviato una operazione di terra.
Guido Crosetto, a ‘Diario del Giorno’ su Rete4, è stato categorico: «Le Nazioni Unite hanno deciso che la missione Unifil finirà il prossimo anno. I primi a chiederci di rimanere in questa fase sono gli stessi libanesi e le stesse Nazioni Unite, e gli stessi contingenti si rendono conto del valore di questa missione di pace per far finire anche questa guerra che è in corso», ha detto il ministro della Difesa.
Proprio questa mattina Matteo Salvini ha chiesto di valutare un ritiro del contingente, all’indomani del ferimento di una fante della Brigata Sassari, colpito dai detriti di un missile abbattuto dalla contraerea.
Ed è lo stesso Crosetto a ribadire che la priorità ora è cambiata: «Quello che ci preme, più della missione Unifil, è garantire la sicurezza delle persone che rappresentano l'Onu in una missione di pace, che sono i nostri militari e quelli degli altri contingenti. Cosa che finora siamo riusciti a fare».
Sul futuro del Libano «le alternative sono due», continua il ministro, «o gli Hezbollah vengono disarmati da una missione multilaterale delle Nazioni Unite o li disarma Israele con la guerra, come sta facendo adesso». E «la nostra presenza è la salvezza del Libano, il modo per evitare una nuova guerra civile che poi magari si trasferisce alla Siria o alla Giordania. Il più grande problema quando scoppiano questi incendi è che vengano spenti il prima possibile: è quello che sta facendo la missione Unifil».
Non è tra i compiti di Unifil quello di disarmare i guerriglieri filo-iraniani: la missione Onu, molto rispettata soprattutto tra i libanesi, è chiamata a monitorare il cessate tra Israele e Hezbollah, controllando la zona cuscinetto tra la Linea Blu e il fiume Litani. Tra gli obiettivi facilitare il dispiegamento dell’esercito regolare libanese nel sud del Paese e creare le condizioni per un accordo permanente di cessate il fuoco. Condizioni che, al momento, non esistono. Nell’attuale contesto i militari stanno anche aiutando la popolazione civile libanese con cibo, medicinali e kit d’emergenza: sono circa 900mila gli sfollati messi in fuga dall’invasione dell’Idf.
Diversa la situazione in Iraq, dove sono stati evacuati diversi soldati italiani dopo gli attacchi alle basi: «A Baghdad, questa notte, tramite e con l’accordo dei nostri servizi di intelligence, abbiamo fatto evacuare alcuni nostri militari in totale sicurezza. Sono già usciti dall'Iraq e sono già arrivati in Kurdistan e adesso arriveranno in Turchia e poi rientrano in Italia», ha riferito Crosetto, aggiungendo che «altri ne saranno fatti rientrare da Erbil e dal Kuwait». «Quelli che rimangono – ha concluso il ministro – devono avere la garanzia di sicurezza e qualcosa da fare, tutti gli altri sono stati fatti rientrare e saranno fatti rientrare a breve».
(Unioneonline)
