Saccargia, ricorso contro la Regione per fermare il parco eolico
Nel 2024 con un silenzio-assenso di fatto autorizzò il repowering dell’impianto. Comitati mobilitati, il 31 luglio un sit inPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
È un’autorizzazione che brucia, questa del parco eolico con vista sulla basilica di Saccargia. Ventisette nuove torri che tra Nulvi e Ploaghe andranno a sostituire i cinquantuno vecchi aerogeneratori, passando da una potenza di 0,85 megawatt per pala e 4,5. Un pasticcio della Regione che – nel 2024 della moratoria in seguito bocciata dalla Consulta per incostituzionalità – non si oppose al potenziamento dell’impianto. Di fatto lo autorizzò con un silenzio-assenso. Poi, sull’onda della protesta, il tentativo di fermarlo. Troppo tardi. L’errore era commesso, obbligatorio il rilascio del Puar, il Procedimento autorizzativo unico regionale, «contro il quale adesso promuoviamo noi un ricorso», annuncia Maria Grazia Demontis, presidente del Coordinamento Gallura, uno dei movimenti civici che contrasta l’assalto delle rinnovabili.
La manifestazione
La battaglia giudiziaria non sarà l’unica forma di resistenza: c’è anche la nuova chiamata a comitati e associazioni. «Dopo Ittiri e Cala Finanza – sottolinea Demontis – ci ritroviamo a Saccargia la sera del 31 luglio. C’è bisogno della presenza di tutti. Solo una grande mobilitazione può sensibilizzare la magistratura: sul repowering di Nulvi-Ploaghe abbiamo presentato un esposto, per noi ci sono gravi profili di illegittimità, ci auguriamo che lo scempio davanti alla basilica venga fermato. Non possiamo pensare di salvare le coste trascurando l'interno, la speculazione energetica non farà altro che accelerare lo spopolamento».
I parchi contestati
Vale 170 milioni di euro l’investimento tra Nulvi e Ploaghe, presentato nel 2018 dalla Erg wind Sardegna srl e il cui iter autorizzativo è «concluso», si legge sul sito del Mase, il ministero dell’Ambiente. «I nuovi aerogeneratori – è scritto a pagina 17 del progetto definitivo – hanno dimensioni certamente maggiori rispetto a quelli esistenti» e raggiungeranno «una altezza di 180 metri». Potenza totale, 121,5 megawatt, sempre in quella Nurra dove la lotta continua pure a una quarantina di chilometri. “Salviamo Su Dragone” a Ittiri è infatti il titolo della petizione promossa dal «“Comitadu No eolicu palas a terra”, attivo da due anni e mezzo contro la speculazione energetica». Gli attivisti hanno fatto partire una raccolta firme contro «la realizzazione di un impianto di batterie al litio da 470 megawatt, in una località agricola fortemente antropizzata. Siamo – spiegano – un gruppo di cittadine e cittadini, agricoltori, imprenditori e residenti nelle aree interessate». Annunciano che «il provvedimento autorizzativo sarà emesso entro il 1° agosto prossimo: il Bess a Su Dragone è un problema che riguarda tutti».
Alessandra Carta
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