«Con la domanda di energia che avremo nei prossimi decenni, dovuta all'elettrificazione del sistema produttivo, all'efficientamento dei fabbricati e ai data center, gli analisti ci dicono che solo nei prossimi 10-15 anni avremo già circa 100 miliardi di kilowattora in più di domanda». Una quota, dovendo decarbonizzare, non raggiungibile solo con rinnovabili e geotermico. Dunque, «dobbiamo prendere in considerazione una forma pulita di produzione di energia come la fonte nucleare, quella di terza generazione avanzata». Anche perché «non possiamo lastricare» l’Italia di pannelli fotovoltaici e pale eoliche. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin a margine di un convegno dedicato al tema dell’energia e dei prodotti petrolieri al T Hotel di Cagliari, organizzato dalla Saras. Un meeting cui ha partecipato anche la presidente della Regione Alessandra Todde.

Al centro degli interventi in corso le fragilità strutturali rese evidenti dalla crisi che ha portato al lungo blocco dello Stretto di Hormuz (da dove passa gran parte del carburante aereo consumato dalle compagnie europee) ma anche le conseguenze delle politiche di decarbonizzazione messe in campo dall'Unione europea, incluse misure come l'Ets che incide pesantemente sull'economia della Sardegna.

Nel corso del convegno sono stati anche diffusi i dati sui prodotti petroliferi: dalle 118 raffinerie del 2009 alle 83 di oggi. In 17 anni l'Europa ne ha perse 35: impianti in gran parte delocalizzati in Asia o Africa. Questo dato misura la sempre più rilevante dipendenza del Vecchio Continente dall'importazione di prodotti petroliferi raffinati, in un mercato globale dove la domanda resta, per ora, costante e sostenuta.

Marco Noce

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