In gergo tecnico si chiama “temporary use”: è la possibilità di dare una funzione provvisoria a un immobile pubblico durante il lungo tempo che separa la progettazione dall’avvio dei lavori.

Ed è uno scenario che potrebbe riguardare anche l’ex reggia giudicale di Oristano che, prima di accogliere gli uffici della Prefettura, dovrà attraversare un percorso lungo e articolato, destinato a protrarsi per diversi anni. Al momento non ci sono atti ufficiali, ma il modello è già realtà altrove. A Sassari, ad esempio, l’Agenzia del Demanio ha avviato una procedura per concedere temporaneamente porzioni dell’ex carcere di San Sebastiano, con affidamenti compresi tra sei e diciotto mesi, proprio per evitare degrado e abbandono durante la fase di transizione.

L’obiettivo è chiaro: mantenere vivi gli spazi con eventi culturali, mostre e iniziative pubbliche, garantire presidio e ridurre i costi legati all’inutilizzo. Un modo per restituire alla città un luogo simbolico, senza attendere anni. Non è un dettaglio secondario, considerando i tempi in gioco in città. Lo scorso 25 febbraio, dopo l’aggiudicazione del concorso di idee al quale hanno preso parte 33 professionali dei da tutta Italia, il progetto è entrato nella fase operativa. L’idea vincitrice, firmata dal raggruppamento guidato da Politecna Europa, costituisce ora la base per la progettazione.

L’investimento complessivo è rilevante: 22,7 milioni di euro, di cui circa 14,5 destinati ai lavori. Una cifra che impone procedure articolate e tempi necessariamente lunghi. Il cronoprogramma, peraltro, ha già registrato un primo slittamento legato alla proroga dei termini del bando, con effetti sulle fasi successive. L’obiettivo è chiudere entro maggio la procedura negoziata per l’affidamento della progettazione vera e propria. Da quel momento si entrerà nella fase più complessa e lunga: quella del progetto di fattibilità tecnico-economica, con traguardo fissato entro la fine dell’anno. A seguire, la progettazione esecutiva, prevista entro la metà del 2027. Poi ci sarà la gara per i lavori, che si preannuncia di livello internazionale vista l’entità dell’intervento. Un passaggio necessario, ma inevitabilmente destinato ad allungare i tempi.

La conseguenza è che il cantiere difficilmente partirà prima del 2028. Da lì, altri tre anni circa di lavori: tra 30 e 36 mesi per completare l’intervento e arrivare al collaudo. Il trasferimento della Prefettura, fulcro della rifunzionalizzazione, si colloca quindi in un orizzonte che guarda al 2031. Cinque anni, nella migliore delle ipotesi. Un tempo lungo per lasciare chiuso un immobile nel cuore del centro storico. Da qui il senso del “temporary use”: trasformare l’attesa in una fase attiva, evitando che il vuoto produca degrado. A Sassari il Comune si è già candidato per gestire questa fase, mettendo in conto anche un canone, seppur contenuto (Il canone mensile posto a base di gara è pari 250 euro). Un passaggio che apre inevitabilmente una riflessione anche per Oristano: se e quando il Demanio dovesse percorrere la stessa strada, la città sarà pronta a farsi avanti per riaprire, almeno in parte, le porte della sua ex reggia giudicale?

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