Oristano, la malattia e il coraggio di raccontarsi: il diario social di Marta contro il tumore
Dalla diagnosi shock in estate alle sedute di chemioterapia a Milano. Il suo profilo diventa un punto di riferimento e di conforto per tantissimi malati.Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Ha scelto di non nascondere nulla, nemmeno il momento in cui i capelli hanno cominciato a cadere a ciocche e quello, ancora più difficile, della rasatura completa. Accanto a lei, il marito Pierpaolo, che ha condiviso quel gesto per solidarietà. Marta Mattu, 47 anni, ha deciso di raccontare sui social la malattia che in pochi mesi le ha cambiato la vita, mostrando paure, fragilità e piccoli traguardi. Non per mostrarsi invincibile, ma per essere d’aiuto a chi sta affrontando lo stesso percorso.
Tutto è cominciato a giugno, con un dolore addominale che l’ha spinta a sottoporsi a un’ecografia. Il primo sospetto era un tumore ovarico oppure un linfoma. «Il primo pensiero è stato: oddio, cosa mi sta succedendo? Non è possibile che mi stia succedendo una cosa del genere, perché fino al giorno prima stavo benissimo». Dopo settimane di accertamenti e l’asportazione di entrambe le ovaie, il 4 agosto è arrivata la diagnosi: una forma aggressiva di tumore del sangue che colpisce i globuli bianchi.
Per le cure Marta ha scelto Milano, dove ha trovato un’organizzazione che, spiega, le consente di affrontare con maggiore serenità anche gli aspetti pratici del percorso. «Non volevo combattere anche con attese, disorganizzazione o la sensazione di non essere seguita come si merita».
Inizialmente avrebbe voluto tenere tutto per sé. Poi, durante una notte in ospedale, ha aperto Instagram e ha cambiato idea. I suoi profili sono diventati un diario della malattia, tra infusioni, sedute rinviate per i valori del sangue e giornate più difficili. «Se raccontarlo può far sentire anche solo una persona meno smarrita, capita, pronta, allora ne vale la pena».
Una scelta che ha raggiunto tante persone, anche sconosciute, che le scrivono per ringraziarla. «Non lo faccio per mostrarmi forte o per dire che sono un’eroina. È una malattia fatta di esami, terapie, giorni buoni e giorni no».
Marta ha già affrontato quattro delle sei infusioni di chemioterapia previste. Ha imparato anche a guardare diversamente la propria immagine: «È una malattia che mi è venuta, non mi devo vergognare». Alla donna che era prima della diagnosi oggi direbbe di non avere paura, di concedersi anche le lacrime e la rabbia e di vivere un giorno alla volta. Perché «ci si ammala, ci si cura e nel frattempo si vive, come si riesce».
