Caschi e giubbini protettivi sui cavalieri della Sartiglia continuano a far discutere. Nel confronto sull’applicazione del decreto Abodi, che impone l’utilizzo di dispositivi di sicurezza anche per il rito oristanese, si inserisce anche il consigliere regionale di Orizzonte Comune Salvatore Cau che richiama i limiti dell’azione regionale e sposta il tema sul piano giuridico.

«La gerarchia delle fonti del diritto è un principio cardine dell’ordinamento: in materia di sicurezza pubblica, una norma regionale non può in alcun modo prevaricare o reinterpretare una norma nazionale», afferma Cau, lasciando intendere come il Consiglio regionale non abbia strumenti per incidere su una materia che resta di competenza statale.

Da qui la distinzione che il consigliere considera decisiva nel dibattito: «La Sartiglia non è una competizione sportiva agonistica. È una manifestazione tradizionale, rituale e identitaria». Assimilarla alle gare equestri, avverte, significa applicare parametri pensati per lo sport a un evento che ha natura e finalità diverse, con il rischio di snaturarne il senso.

Sul fronte della sicurezza, Cau richiama dati e prassi consolidate: «Da oltre cinque secoli la Sartiglia si svolge senza che si siano mai verificati incidenti mortali», grazie a un sistema strutturato fatto di selezione dei cavalieri, controlli veterinari, fondo sabbioso, presidi sanitari e gestione del pubblico. In questo quadro, sottolinea, anche il ruolo dei Gremi storici è tutt’altro che formale: «Il loro parere non è simbolico, ma parte integrante del sistema di garanzia».

La conclusione è un appello diretto al Governo: «È necessario che da Roma giunga un chiarimento ufficiale e un’interpretazione autentica del DPCM», per evitare applicazioni automatiche del decreto e tenere conto della specificità della Sartiglia e delle altre manifestazioni identitarie.

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