Cabras, in arrivo gli archeologi a Tharros
L'attività di ricerca sarà condotta dall'Università di Bologna. L'intervento è stato autorizzato dal Consiglio comunalePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Si continua a scavare, alla ricerca di nuovi tesori per raccontare la storia del Sinis. La campagna di scavi archeologici nel sito di Tharros proseguirà anche nel 2026. L'attività di ricerca sarà condotta dall'Università di Bologna, Dipartimento di Beni Culturali, e coordinata dalla professoressa Anna Chiara Fariselli.
L'intervento è stato autorizzato pochi giorni fa dal Consiglio comunale di Cabras, che si è espresso all'unanimità a favore nella seduta dell'ultima Assemblea. La proposta di autorizzazione interessa la zona dell'istmo di Sa Codriola e un'area di Capo San Marco, zone particolarmente significative dal punto di vista archeologico. Due anni fa, nella zona dell'istmo, è stata rinvenuta un'antica fornace di rilevante valore storico.
L'area del Cardo maximus, invece, ha restituito le tracce di un grande edificio pubblico di età tardo-antica, costruito sui resti di un precedente tempio punico di dimensioni ancora più estese.
Durante il Consiglio, la vicesindaca Alessandra Pinna ha spiegato che la motivazione per cui è stata necessaria una delibera del Consiglio Comunale per l’autorizzazione agli scavi da parte dell’Università di Bologna è dovuta al fatto che le aree in cui dovranno essere realizzati gli scavi sono terreni gravati da uso civico. Ha inoltre precisato che, sulla base della normativa vigente, tutti i reperti che saranno rinvenuti nelle campagne di scavi competono allo Stato, mentre all’Università spetta la titolarità del rinvenimento.
Il sindaco di Cabras Andrea Abis ha invece ribadito l’importanza dell’indagine scientifica archeologica ultradecennale che l’Università di Bologna conduce nel territorio di Cabras: «Gli scavi negli ultimi anni si sono concentrate soprattutto nella zona dell’istmo 3 dovevi è la presenza della Tharros artigianale con produzioni che venivano commercializzate in tutta l’area del Mediterraneo e, come riferito preofessaressa Fariselli, le fornaci rinvenute all’Istmo sono le meglio conservate del bacino del Mediterraneo».
