Il verdetto di oggi non cancella gli abusi ma restituisce un po’ di serenità alla vittima: il 62enne, che per anni aveva abusato di lei quando era poco più che una bambina, è stato condannato a dieci anni per violenza sessuale su minore. Inoltre la giudice Cristiana Argiolas, accogliendo la richiesta della pm Silvia Mascia, ha disposto una provvisionale immediata di 10mila euro in favore della giovane, parte civile con gli avvocati Valerio Martis e Ezio Ullasci. I legali annunciano che andranno avanti chiedendo un risarcimento adeguato al danno subito, ritenuto incalcolabile.

Dal canto suo, la difesa con gli avvocati Gianfranco Siuni e Claudia Piroddu è pronta a ricorrere in Appello per ridimensionare una pena considerata «sproporzionata rispetto ad altre sentenze del Tribunale di Oristano per fatti simili». Rinviato a giudizio (il processo si aprirà il 6 ottobre) anche un amico del 62enne che avrebbe abusato della piccola; la mamma della vittima (assistita dall’avvocata Romina Marongiu) invece ha patteggiato un anno per calunnia.

Si chiude così il primo capitolo giudiziario di una vicenda di degrado che aveva fatto molto scalpore perché la vittima, dopo anni di violenze, grazie anche all’aiuto delle amiche, aveva trovato la forza di denunciare. A novembre 2020 era entrata in una farmacia di piazza Roma e aveva chiesto una “mascherina 1522” (il numero antiviolenza): la farmacista aveva intuito tutto e allertato la polizia. Immediata l’indagine, culminata con l’arresto.

Poi il processo con rito abbreviato; nella precedente udienza, la pm Silvia Mascia aveva ricostruito la storia iniziata quando la piccola aveva appena 11 anni e un vicino di casa generoso e quasi benestante (rispetto al tenore di vita poverissimo a cui era abituata con la madre) aveva iniziato a prestarle attenzioni. La accoglieva nella casa dove viveva con la moglie, le faceva regali e non le faceva mancare il cibo. In cambio però c’erano quegli approcci e abusi. Una situazione andata avanti per anni fra i timori e il sentimento di vergogna di una ragazzina che, grazie alle amiche, ha trovato la forza di denunciare. Violenze subite in silenzio «perché temevo di non poter più mangiare la carne, di non vedere la tv o non avere la ricarica telefonica» aveva detto in Aula la ragazzina. Alla fine ha trovato la forza di denunciare e la vicenda è finita in Tribunale.  

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