La fuga dei cervelli dalla Sardegna: via un giovane laureato su sei
Il 16% trova occupazione al Nord o all’estero: a pesare opportunità professionali, divario salariale e meritocraziaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
I giovani laureati sardi continuano a lasciare l’Isola. L'ultimo rapporto Svimez racconta di un flusso continuo di competenze, e di una mobilità sempre più anticipata: tra il 2002 e il 2024 quasi 350mila laureati under 35 hanno lasciato il Mezzogiorno (più donne che uomini), per una perdita (al netto dei rientri) di 270mila persone.
Il costo di questa emorragia è di 6,8 miliardi di euro all'anno, con «un trasferimento netto e strutturale di risorse pubbliche a favore delle aree più forti del Paese». Ancora: nello stesso periodo, sono state oltre 63mila le anime espatriate. Riguardo alla Sardegna, a tre anni dal conseguimento del titolo di studio il 6,7% dei sardi ha trovato occupazione nel Nord Ovest, il 3,8 nel Nord Est, il 3,4 nel Centro e il 2,9 all'estero.
Perché si parte? Anzitutto per il divario tra la preparazione che si consegue e le opportunità professionali che si trovano. Poi, per questioni economiche: un neolaureato in Sardegna guadagna meno che in Lombardia o in Piemonte, per non parlare di Germania, Francia o Regno Unito. Terzo: in Italia l'ascensore sociale è bloccato, i posti di qualità sono ridotti e appannaggio di pochi "privilegiati". All'estero, se sei bravo e volenteroso, vieni immediatamente apprezzato, a prescindere dalla tua provenienza.
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