Tre ore dentro la stanza dove Cinzia Pinna è stata uccisa, rilievi tecnici, misurazioni, verifica sui punti di prelievo delle tracce ematiche con il profilo genetico di Emanuele Ragnedda. Il super consulente Dario Redaelli ha lavorato a lungo nella casa di Conca Entosa e ora è chiaro l’obiettivo della difesa di Ragnedda. Dopo il sopralluogo di stamattina (per la prima volta il perito balistico della difesa ha visto la scena del delitto) emerge il nuovo colpo di scena nell’inchiesta sull’omicidio di Cinzia Pinna.

Emanuele Ragnedda sostiene apertamente di avere sparato contro la donna perché aveva paura di essere ucciso e i consulenti della difesa, Dario Redaelli ed Ernesto D’Aloja, hanno il compito di trovare i riscontri alla tesi dei penalisti Luca Montella e Gabriele Satta.

Dario Redaelli con il penalista Luca Montella

La sensazione in queste ore è che sul tavolo ci sia l’ipotesi di una legittima difesa putativa. Ragnedda si sarebbe trovato davanti una persona fuori controllo, in preda ad un accesso d’ira, una reazione scomposta come altre che la donna aveva avuto nel suo passato. La tesi difensiva è che l’imprenditore di Arzachena percepisce la situazione come un pericolo per la sua vita e spara diversi colpi di pistola.

Ragnedda sarebbe stato raggiunto alla bocca da una coltellata. Questa, stando a indiscrezioni, è la contro tesi difensiva la cui dimostrazione è affidata soprattutto a Dario Redaelli, protagonista (come criminologo ed esperto di balistica forense) nei casi di Garlasco e di Yara Gambirasio. Redaelli ha lasciato Palau, senza rilasciare dichiarazione, e ha incontrato Emanuele Ragnedda in carcere a Bancali. 

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