«Se dovessimo accettare la somma del canone di concessione proposta dal Cagliari, 50mila euro all’anno, come collettività perderemmo 36,5 milioni di euro in un totale di 50 anni». L’iter per il nuovo stadio del Cagliari continua a essere tortuoso e ricco di difficoltà, con la questione del canone di concessione ancora da definire dopo le ultime dichiarazioni (ma non solo) dell’assessore allo Sport, Giuseppe Macciotta.

Il nuovo stadio e, nel riquadro, Giuseppe Farris 

Ma c’è un’ulteriore questione, che solleva l’avvocato e consigliere comunale Giuseppe Farris (CiViCa 2024): «Si parla di un grande investimento privato, ma non è così. Quello pubblico è sicuramente superiore, e qui la narrazione cambia».

Gli ostacoli ci sono ancora, quindi. «Lo stadio rischia di costare molto più di quanto non si dica», attacca Farris. «Oltre ai 50 milioni di euro della Regione e ai 10 del Comune, c’è anche un project bond di Sfirs da 30 milioni di euro. Inoltre, il Comune dovrebbe rinunciare a riscuotere la Tosap per l’intera area in concessione». E sul canone di concessione: «I parametri di riferimento, costituiti dal diritto comunitario, parlano di individuare il canone tra il 5% e il 10% dei ricavi previsti: stando al Pef, il 5% è 785mila euro all’anno, non certo 50mila. Accettare quella richiesta sarebbe un grosso danno per la collettività».

Le osservazioni critiche sul Piano economico-finanziario fatte da Farris sono state redatte in un documento, che verrà depositato alla presidenza del Consiglio comunale. Il tutto in vista del dibattito, sempre in Consiglio, previsto per mercoledì prossimo. «I 60 milioni di contributi rappresentano degli aiuti di Stato: necessitano di una notifica alla Commissione europea, cosa che a oggi non è stata fatta. Ci stiamo esponendo a tutta una serie di rischi».

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