Manuela Murgia, il Dna non è di Astero: «Sta finendo un incubo». Scontro sulla presunta violenza sessuale
L’incidente probatorio scagiona l’ex fidanzato della vittima, unico indagato. Ma il medico legale Demontis ribadisce: «Unica certezza è che non si è suicidata gettandosi nel canyon»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Si è chiuso davanti al giudice per le indagini preliminari Giorgio Altieri l’incidente probatorio legato all’inchiesta sulla morte di Manuela Murgia, la sedicenne trovata senza vita nel Canyon di Tuvixeddu.
Si alleggerisce enormemente la posizione dell’unico indagato, l’ex fidanzato Enrico Astero, visto che la perizia del Ris ha escluso la presenza di sue tracce biologiche sui vestiti e sugli indumenti intimi della giovane, recuperati dopo trent’anni dall’autopsia.
Molto dibattuta la questione legata a un’ipotesi di violenza sessuale, o comunque di rapporto, precedente al decesso. Per il consulente della difesa, il generale Luciano Garofano, non ci sono elementi che la facciano ipotizzare non solo legati ad Astero ma ad un qualsiasi altro soggetto maschile.
Di diverso avviso il medico legale della famiglia Roberto Demontis, secondo cui la violenza sessuale è tutt’altro che esclusa.
«Per me sta finendo un incubo - ha commentato a Astero alla fine dell’incidente probatorio - inizio a vedere la luce».
Le carte ora tornano nelle mani del pubblico ministero Guido Pani che dovrà decidere se proseguire l’inchiesta o procedere con la terza archiviazione, dopo le prime due che avevano ipotizzato anche il suicidio da parte della giovane. Appare però probabile che il procuratore aggiunto chieda un ulteriore perizia medico legale che a questo punto stabilisca definitivamente come è morta la sedicenne.
