Due segni meno. Tutti insieme. In Sardegna cala la disoccupazione ma vanno giù anche gli occupati. Il doppio registro è sul tavolo dei sindacati che rilevano «il ritardo strutturale» della nostra Isola. Anche perché la stagione 2026 appena iniziata si muove proprio nel solco di quell’«eccesso di precarietà» contestata: il turismo vale come ogni anno un’infornata di contratti a termine, quando invece Cgil, Cisl e Uil sollecitano «un lavoro di qualità». Eppure ci sono mestieri che potrebbero garantire il massimo della stabilità ma la domanda supera l’offerta anche di sette volte.

Ci vorrà ancora qualche settimana per misurare l’incidenza degli stagionali nel mercato sardo delle buste paga ( i numeri ufficiali del secondo trimestre ancora non ci sono). Nel giro di dodici mesi, però, il tasso sardo di disoccupazione è passato dal 9,6% del primo semestre 2025 al 7% dello stesso periodo di quest’anno. Ma è valore negativo anche per l’occupazione che un anno fa era al 59% ed è scesa al 57,5 a inizio anno.

Fulvia Murru, segretaria generale della Uil, spiega: «In Sardegna non ci sono solo persone che cercano lavoro e non lo trovano. Ce ne sono anche tante che hanno smesso di cercarlo, perché scoraggiate, perché nei territori interni le opportunità sono scarse e i trasporti insufficienti, perché i servizi non funzionano, perché conciliare tempi di vita e tempi di lavoro è ancora troppo difficile, soprattutto per le donne. Anche questo è un indicatore di debolezza del sistema economico e sociale dell’Isola. Ma il tema della inattività», salita in un anno dal 34,5% al 37,9, «è sottovalutato».

L’articolo completo a firma di Alessandra Carta nel giornale in edicola e sull’edizione digitale

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