Cirielli: formiamo i giovani africani, non regaliamo soldi
25 agosto 2026 alle 16:27
Rimini, 25 ago. (askanews) - "È uno degli elementi strutturali del Piano Mattei voluto da Giorgia Meloni, quello della formazione. I giovani dell'Africa sono in assoluto il futuro per quel continente". Parla così il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli, intervistato al Meeting di Rimini a margine del panel 'Chicchi di caffè in Africa. Giovani e formazione per filiere sostenibili', per spiegare il senso della cooperazione italiana sulla filiera del caffè. Secondo Cirielli si tratta di un modello che tiene insieme interesse nazionale e sviluppo del continente, perché se da un lato rappresenta "un investimento importante per le nostre industrie che vivono anche della lavorazione del caffè" e per la resilienza delle filiere, dall'altro, consente di dare "stabilità e forza reale alle economie africane", in un settore che per ricchezza e potenzialità è uno dei futuri dell'umanità.Nel merito del progetto, il viceministro entra nel dettaglio del meccanismo scelto per aumentare la catena del valore direttamente sul territorio: "Noi finanziamo UNIDO che realizza i centri insieme ai privati, perché partecipa anche il settore privato italiano senza avere nessun guadagno. Lavazza, Caffè Borbone e tanti altri danno contributi perché hanno interesse a formare i giovani. Giovani formati e ben pagati non abbandonano la produzione del caffè e non creano un ulteriore disastro climatico con l'abbandono delle colture".Un investimento che per il governo non ha solo una valenza economica, ma punta a rafforzare l'intero tessuto rurale: "Diamo forza e stabilità al mondo rurale, ma puntiamo anche a creare una classe media e quindi a rafforzare la stabilità e la forza economica dell'Africa, che è un partner fondamentale non solo diplomatico ma anche economico dell'Italia". È su questo punto che Cirielli rivendica la differenza di approccio rispetto al passato, perché se esiste uno scopo umanitario, precisa, "deve essere concreto, non solo assistenza. Non regaliamo soldi, costruiamo. La realizzazione dei centri di formazione è fondamentale per il tessuto sociale ed economico dell'Africa".A rendere l'idea della portata dell'intervento, il viceministro cita il caso del Kenya, dove "solo lì più del 10% dell'occupazione vive grazie alla filiera del caffè", un esempio che rende chiaro "che futuro e che stabilità può dare il nostro intervento", un ragionamento che vale allo stesso modo per la Tanzania, per l'Uganda e per l'Etiopia. Per questo, conclude Cirielli, "è un'opportunità non solo diplomatica ed economica per l'Italia, ma soprattutto una grande opportunità per l'Africa. Un'opera di bene concreto, non campata in aria, ma fatta di sviluppi reali di persone vere che hanno un beneficio da questa iniziativa".