Beatrice Venezi, le donne dimenticate dalla storia della musica
Un viaggio attraverso mille anni di musica per restituire voce e identità a compositrici, interpreti e artiste dimenticate.
È il percorso proposto da Beatrice Venezi in Le sorelle di Mozart, il libro presentato a Villasimius nell’ambito della rassegna “Ideario Storie – Il libro racconta”, progetto culturale con la direzione artistica del giornalista Fabio Meloni.
Direttore d’orchestra, pianista e divulgatrice, Venezi ricostruisce vicende che dal Medioevo arrivano alla contemporaneità.
«Sono storie di donne straordinarie – spiega – che hanno avuto ognuna un proprio peso specifico, anche se spesso vengono ricordate come la sorella di, la moglie di o la figlia di».
Il viaggio comincia con Ildegarda di Bingen e arriva fino a Björk, attraversando epoche nelle quali alle donne era raramente riconosciuta la possibilità di trasformare il talento in una professione. Ildegarda è una delle figure che hanno maggiormente colpito Venezi: una religiosa medievale, compositrice, filosofa e studiosa, considerata una sorta di Leonardo da Vinci ante litteram.
«Era una donna alla quale era concesso pensare e parlare in pubblico», ricorda Venezi. Consigliera di Federico Barbarossa, affrontava senza tabù anche i temi legati al corpo femminile.
«Sembra quasi una femminista ante litteram: una storia estremamente moderna», soprattutto perché maturata nel Medioevo e all’interno della Chiesa.
L’altra protagonista indicata dalla musicista è Louise Farrenc, compositrice, pianista e docente del Conservatorio di Parigi. Per oltre dieci anni si batté per ottenere lo stesso stipendio dei colleghi uomini e alla fine riuscì a conquistare la parità salariale. «È una storia che ancora oggi ha molto da insegnarci – osserva Venezi – perché si tratta di un tema estremamente attuale».
Il libro guarda dunque al passato, ma parla direttamente al presente. Talento e successo femminile sono stati spesso accompagnati dal sospetto, dalla maldicenza e dall’insinuazione che dietro la carriera di una donna dovessero esserci qualità diverse da quelle artistiche.
Per Venezi recuperare questa memoria è anche un impegno personale: «La ritengo una delle mie battaglie e uno dei miei doveri, ogni volta che salgo sul podio e ogni volta che parlo di questi temi».
Quelle musiciste dimostrarono il proprio valore con le opere, il coraggio e la determinazione.
Furono poi cancellate, conclude Venezi, «forse perché alle donne non viene riconosciuta la possibilità di un’espressione intellettuale piena».
Nel filmato Beatrice Venezi in dialogo con Valentina Orgiu.
