Quella degli stabili abbandonati nell’area dello stabulario di Santa Gilla è una delle migliaia di storie di spreco di denaro pubblico. Erano gli inizi degli anni Ottanta e l’allora assessore all’Ambiente fece realizzare una serie di edifici sulle aree Cacip: laboratorio idrobiologico, depuratore biologico, fabbricato servizi, fabbricato lavorazioni, stabulario, impianto trattamento molluschi, cabina elettrica, casa custode. Un polo della ricerca al servizio della pesca e di un’acquacoltura moderna. Peccato che quella cittadella non abbia mai funzionato. C’era anche un progetto di massima per poter far funzionare l’ex schiuditoio per molluschi bivalvi collaudato nel 1996, ma mai consegnato al concessionario (il Consorzio ittico) e conseguentemente mai messo in funzione. Ora di quell’impianto che, sino a poco tempo fa era recuperabile, non rimane che un ammasso di macerie, serbatoi e plastica. In parte, però, sta svolgendo il suo ruolo: decine di piccioni hanno trovato il luogo ideale dove riprodursi. Il Cacip (allora Casic), proprietario dei terreni, trattenne due edifici cedendo la proprietà dei restanti dieci alla Regione. Ora anche questi due passerebbero alla Regione che potrebbe trasformarli in punto vendita e ittiturismo. Chissà.
A. A.
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