Una sospensione delle Ets per cinque anni. Sardegna e Corsica, con un patto tutto nuovo che passa dal Trattato italo-francese del Quirinale, chiedono ai rispettivi governi nazionali una moratoria sulla tassa europea, applicata da Bruxelles alle emissioni di Co2.
Il documento
È ufficiale da ieri l’accordo tra le due isole. Ma è datata 17 giugno la missiva a doppia firma inviata a Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron. In calce, i nomi di Barbara Manca, l’assessora sarda ai Trasporti, e Jean-Félix Acquaviva, consigliere esecutivo della Collettività di Corsica, l’equivalente di un esponente della Giunta. «L’iniziativa – spiegano dagli uffici di Manca – si inserisce nel più ampio quadro di rafforzamento della cooperazione tra Italia e Francia, rilanciata dalla nuova accelerazione del Trattato del Quirinale». Venne sottoscritto nel 2021, è operativo dal 2023 e proprio ieri Meloni e Macron hanno rinnovato l’intesa nel vertice di Cap d'Antibes, in Costa Azzurra.
Caso aperto
Sono mesi e mesi che le Ets rappresentano un costo non più sostenibile per le imprese sarde. Non solo quelle dell’autotrasporto ma l’intero sistema produttivo. Questo perché nella nostra Isola il 98% delle merci arriva via mare, generando maggiori costi sino al 44 per cento, visto che gli armatori caricano l’eurotassa sulle aziende. I Riformatori ne hanno fatto una battaglia di principio, dal momento che il balzello sulle emissioni di Co2 penalizza la Sardegna in quanto isola. Confapi e Confindustria, ugualmente, macinano report e richieste di intervento contro lo svantaggio competitivo che grava sulle imprese.
Doppia misura
Oggi il peso delle Ets si fa sentire soprattutto sul trasporto marittimo. Ma Manca e Acquaviva hanno chiesto che nella moratoria vengano inseriti pure i collegamenti aerei. Attraverso il patto del 17 giugno le due isole puntano «all’inserimento» della sospensione quinquennale delle Ets nell’agenda che verrà fuori da Cap d'Antibes. Non che Sardegna e Corsica siano contro la direttiva Ue, pensata per disinquinare il mondo, ma è necessario «garantire un periodo di adattamento che tenga conto delle specificità delle isole», pensano Manca e Acquaviva.
Le tappe Ue
Sulla riduzione dei gas serra, Bruxelles si è data un cronoprogramma con una prima scadenza al 2030 per arrivare a un meno 55 per cento rispetto al 1990. Il traguardo finale è fissato al 2050, quando l’Europa dovrebbe diventare il primo continente a emissioni zero. Si parla di neutralità climatica, il che significa pareggio tra le Co2 liberate nell’aria e l’assorbimento da parte di foreste e oceani, una compensazione naturale. Di qui la stretta decisa con le Ets per spingere compagnie di navigazione e quelle aeree a rinnovare le proprie flotte con motori “verdi”.
Le posizioni
«La lettera inviata ai governi nazionali – continua Manca – rappresenta un passaggio fondamentale, perché pone con chiarezza una questione centrale: la transizione ecologica non può penalizzare i territori insulari e presuppone misure specifiche e adeguate. La nostra richiesta è semplice ma imprescindibile: applicare in modo rigido la Direttiva Ets, senza considerare i costi strutturali dell’insularità, rischia di tradursi in un aumento delle spese di trasporto per cittadini e imprese, con effetti negativi su competitività, coesione e diritto alla mobilità», tutte sfide che «Sardegna e Corsica condividono». Le due regioni rivendicano «un maggiore protagonismo» e per questo sollecitano «tempo, strumenti adeguati e una strategia condivisa per coniugare decarbonizzazione ed equità territoriale – conclude Manca –. Il Trattato del Quirinale può diventare il luogo in cui finalmente riconoscere e affrontare in modo strutturale le specificità dei territori insulari del Mediterraneo. Le due isole continueranno a far sentire la propria voce».
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