La Guaira. A quattro giorni dal terremoto, La Guaira appare come una città spezzata. La strada principale è divisa in due: l’asfalto si è aperto in profonde crepe sul lungomare, invaso dai detriti degli edifici collassati. Da tranquilla località sul mare, il centro si è trasformato nel simbolo della tragedia venezuelana.Di condomini e hotel restano insegne distrutte e ammassi di acciaio e macerie. E alla distruzione si aggiunge ora un nuovo allarme: quello degli sciacalli. Saccheggiano le rovine, portando via tutto.
«Spesso – raccontano gli abitanti – si spacciano per volontari o soccorritori per entrare nelle zone transennate. Non agiscono solo di notte, ma anche di giorno, alla luce del sole». Le aree più colpite sono quelle popolari, dove i residenti non possono permettersi vigilanza privata e sono costretti a presidiare da soli ciò che resta delle loro case, seduti su sedie improvvisate in attesa di aiuti. «Qualche giorno fa – racconta una donna di Catia La Mar, tra le zone più colpite – sono arrivati in moto ed entrati nelle abitazioni. Quando ci siamo avvicinati li abbiamo trovati a provare i vestiti trovati negli appartamenti. È difficile capire come si possa approfittare di una tragedia simile». Anche negozi e attività distrutte dal sisma sono nel mirino. Le strade sono chiuse e presidiate, spesso con sorveglianza armata, mentre il territorio resta instabile e pericoloso.
A quattro giorni dal disastro, La Guaira (il «mare di Caracas» dove molti avevano seconde case) è una città fantasma. Si alternano il silenzio delle aree già controllate e il rumore delle operazioni di soccorso, tra gru e fiamme ossidriche. I palazzi sono crollati uno sull’altro o su se stessi. Tra le macerie emergono oggetti della vita quotidiana. Strade e piazze sono occupate da tende di sfollati, mentre si tenta di recuperare ciò che resta di abitazioni e attività.
La speranza di trovare superstiti diminuisce di ora in ora. Squadre di soccorso arrivano da tutto il mondo: i vigili del fuoco italiani stanno lavorando sulla segnalazione di una donna con due dei suoi tre figli ancora in vita in uno stabile crollato a Macuto. Secondo quanto si apprende, la donna, di 30 anni, avrebbe comunicato con l’esterno attraverso alcuni messaggi whatsapp in cui avrebbe detto di essere bloccata all’interno con due dei suoi tre figli.
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