L’evento.

In fila per scoprire i tesori della città 

Migliaia di visitatori nei 25 spazi storici di “Monumenti aperti” 

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I dati definitivi arriveranno solo oggi ma già ieri a fine mattinata i numeri erano più che positivi. L’edizione quartese di Monumenti aperti, tra sabato e la mattina di ieri ha richiamato 3.500 visitatori. Numeri destinati a crescere considerato il grande afflusso della serata di ieri grazie anche alle iniziative organizzate nei diversi siti. Tantissime persone, zaino in spalla e mappa in mano, si sono riversate nei 25 spazi, storici e non, divisi tra il centro e il litorale, per un weekend all’insegna della cultura, accompagnati da un clima ancora quasi estivo. Tra i più visitati, come peraltro anche nelle altre edizioni, il Nuraghe Diana di Is Mortorius e l’asilo Steria con i suoi cento anni di storia e i racconti di suor Giuliana Crobu che ha svelato i segreti di questa struttura che fu anche ospedale militare.

I volti e le voci

«Abitiamo a Nocera di Parma e siamo qui in vacanza», dice Maria Pia Mattana, in visita all’ex mattatoio di via Dante, «ed è stata una sorpresa trovare proprio un fine settimana dedicato alla cultura. Ci siamo concentrati prima sui siti del centro, poi su quelli del litorale».A far da guida nei diversi siti i bravissimi e preparati studenti, come quelli della scuola di via Perdalonga all’ex convento dei cappuccini e a Sant’Agata. All’ex Mattatoio i ragazzi dell’istituto tecnico Primo Levi. Tra questi Giada Pau, 18 anni. «Un’esperienza bellissima che porto avanti ormai da cinque anni. Un modo per conoscere la storia della nostra città, ed è bello perché vengono molti turisti e hai anche la possibilità di parlare le lingue che stiamo studiando».

La storia e i personaggi

Luciana Scano, 35 anni, era in visita alla chiesa di Sant’Efisio, dove c’erano i bimbi della primaria di via dei Nasturzi. «Sono stati bravissimo a spiegare tutto», commenta. «È bello vedere questi tesori nascosti. Io abito a Quartucciu, e questa chiesa, dentro, non l’avevo mai vista». Chi invece sa tutto di Sant’Efisio è Carmela Laconi: «Conosco bene la chiesa e la storia della signora Maria Piras che aveva donato il terreno, proprio qui di fronte era la sua casa».A fare gli onori di casa nella chiesetta di San Benedetto in via Marconi c’era invece l’associazione Anteas. «Vedevamo questa chiesa dall’esterno, ma scoprirla all’interno è stata una sorpresa», confidano Raffaele Murgia, 66 anni, e Rossana Pani, 64. «È bello vedere che il restauro non l’ha stravolta e che ha mantenuto l’aspetto originale. Torneremo quando sarà aperta per qualche iniziativa».

L’archivio di via Dante

Tutti in fila anche nei piccolissimi spazi dell’archivio storico in via Dante, ancora in attesa di una sede adeguata per poter conservare tutti i documenti che, per mancanza di spazio, sono rimasti nella vecchia struttura di via Sant’Antonio.

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