Elezioni politiche tra meno di un anno: Sardegna al Centro 20Venti ha già dimostrato di essere una calamita di preferenze nel centrodestra, i suoi voti sono merce rara e i partiti tradizionali lo sanno bene. Il coordinatore Antonello Peru è infastidito: «Le forze nazionali ci chiamano in occasione di tornate elettorali, alle scorse politiche abbiamo partecipato alla vittoria della coalizione, ma ai tavoli che contano – quelli per definire nomine importanti in ruoli chiave – non siamo mai invitati».
Come vi state muovendo per il prossimo appuntamento elettorale?
«Faccio una premessa: abbiamo fondato un partito con principi etici, spostando il baricentro dal partito stesso al bene comune e al miglioramento della vita dei cittadini. Per me la domanda dei sardi che non viene ascoltata viene prima di tutto. In ogni caso, la nostra è una forza politica regionale e non possiamo assolutamente partecipare in venti o ventuno regioni».
Ma ha annunciato che presenterete liste autonome se il Parlamento non approverà la modifica dello Statuto per l’elezione diretta di Province e Città metropolitane. Però è iniziato l’iter della legge in commissione Affari Costituzionali.
«Sì mi hanno chiamato subito Francesco Mura e il capogruppo di FdI alla Camera per comunicarmi che il provvedimento è stato incardinato».
Questo non è sufficiente?
«Prevale la preoccupazione di crescere partiticamente. Ci si muove solo per questo motivo. Ma qui c’è in gioco la volontà di una assemblea legislativa regionale che ha chiesto l’elezione diretta».
Cioè lei pensa che l’iniziativa parlamentare sia solo legata a scopi elettorali?
«Hanno capito che se Sardegna al Centro 20Venti fa liste autonome per Camera e Senato, toglierà voti al centrodestra, alcuni rischiano di perdere un quoziente. Per loro sarebbe un problema».
Pensa che per esempio FdI potrebbe riservare una buona candidatura a un esponente del suo partito?
«No, non sono disposti. Parliamo di sette uscenti e se va bene ne recupereranno la metà».
Siete in grado di togliere più voti a Forza Italia o FdI?
«Abbiamo un elettorato di centrodestra. Il resto ci interessa poco. Noi facciamo una battaglia per il ritorno a elezioni di primo livello nelle Province e nelle Città Metropolitane.
Se la legge sarà approvata prima delle politiche?
«Non accadrà, in caso contrario staremo al tavolo del centrodestra e vedremo».
Lei sembra arrabbiato a prescindere.
«I partiti nazionali hanno l’idea che noi siamo cespugli. Ci cercano quando c’è il voto all’orizzonte per sapere dove andremo. Noi che abbiamo quasi cinquanta sindaci e 470 amministratori in Sardegna. Non li ha FdI e non li ha FI. Nelle ultime comunali abbiamo dimostrato in tutte e tre le città grosse di avere la percentuale più alta. Penso a Porto Torres dove abbiamo preso il 14%. Alle regionali abbiamo dimostrato di aver eletto gli stessi consiglieri di Riformatori e FI. Essere considerati cespugli non esiste proprio»
Come si convince Sardegna al Centro 20Venti a sostenere con i suoi voti il centrodestra?
«Dimostrino di approvare in quattro mesi la legge per l’elezione diretta. Sarebbe una grande risposta per la Sardegna. Poi ci si può sedere, ma non per barattare seggi che non vogliamo».
Due anni e mezzo di legislatura in Regione: che bilancio fa?
«Quello di un’azione politica senza visione. Penso all’ultima variazione di bilancio da oltre due miliardi, risorse libere parcellizzate senza una strategia. La maggioranza di centrosinistra occupa il potere e non lo amministra».
E il centrodestra sardo come se la passa?
«Non c’è una guida, non c’è una linea, non c’è visione».
Lei fa politica attiva da vent’anni, comunque.
«Non ho mai avuto ruoli nell’esecutivo, e quando ho avuto i numeri per influenzare le scelte ho contribuito alla nascita della città metropolitana di Sassari».
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
