Può sembrare una provocazione: cosa mai possono insegnare delle monache vissute mezzo millennnio fa, per di più di clausura, a uomini e donne del XXI secolo? Per scoprirlo basta leggere La saggezza del convento (Mondadori, 2026, Euro 19,50, pp. 264. Anche Ebook. Traduzione di Giulia Zavagna) scritto a quattro mani da Ana Garriga e Carmen Urbita.

Le due autrici, ricercatrici alla Brown University di Providence negli Stati Uniti, si sono dedicate allo studio degli archivi monastici risalenti al Cinquecento e al Seicento. Hanno visto passare sotto i loro occhi manoscritti, lettere, autobiografie, registri contabili, trattati mistici e racconti di vita rimasti per lo più invisibili alla storia ufficiale. Di questo materiale hanno poi fatto oggetto dei loro studi accademici. Intrecciando filologia, storia culturale e studi di genere, dalle loro ricerche è emersa una storia dell’età del Barocco diversa, inedita e tutta al femminile.

Nei conventi e monasteri retti da donne, infatti, le monache avevano sviluppato un complesso intreccio sociale, in cui c’era spazio per il lavoro e la creatività, la moda e la fama, l’amicizia e l’amore, la politica e l’economia, e uno stile di vita che offriva soluzioni innovative alle difficoltà della vita quotidiana. Grazie al lavoro di Garriga e Urbita abbiamo così accesso ai suggerimenti di Teresa d’Avila per il buon governo economico e ai trucchi di Maria di Gesù di Ágreda per essere in più posti contemporaneamente, cioè multitasking; e possiamo metterci in ascolto dell’audacia con cui Anna di Gesù e Beatriz de la Concepción hanno sostenuto un amore contro tutto e tutti, o della rabbia manifestata da sor Juana Inés de la Cruz contro le molestie di un confessore.

La copertina del libro (foto Roveda)

In questo modo La saggezza del convento diventa guida per superare anche le difficoltà del presente, una guida colta e ricca di umorismo, in cui vengono raccolti i consigli di alcune delle religiose più affascinanti della Storia. Come scrivono Garriga e Urbita: «La saggezza del convento è piena di claustri, ceri, mortificazioni e preghiere sussurrate, ma anche dei malesseri e dei conforti contemporanei che tutte troviamo nell'amicizia, nel lavoro, nei soldi, nell'amore, nel corpo, nella fama e nello spirito. Sono pagine che parlano di noi due e dei nostri anni di sopravvivenza al fianco delle monache, ma questo è soprattutto un libro che parla di te: perché siamo convinte che qualsiasi cosa ti stia succedendo proprio adesso sia già successa a una monaca del Cinque e Seicento».

Lo spazio conventuale e monastico raccontato dalle due autrici, infatti, non è solo un contesto religioso: è una comunità, un luogo simbolico ed esistenziale, dove si sperimentavano modi alternativi di vivere, amare, lavorare, relazionarsi, amministrare, resistere. E queste esperienze – amorose, intellettuali, spirituali, economiche – possono ancora servire da guida per la crisi che attraversa la nostra epoca ansiogena e iperconnessa e che investe il lavoro, gli affetti e le relazioni.

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