Andrea Pintus potrebbe essere morto per aver tentato di disarmare il fratello Alessandro, in quel momento completamente fuori controllo dopo che – neanche mezzora prima, alle 5,40 di giovedì scorso – aveva sparato, a Solanas, un colpo di pistola contro la moglie Michela Rubiu, colpendola alla testa e riducendola in fin di vita (resta gravissima, ma stabile), pare al culmine dell’ennesimo litigio di una relazione sempre più burrascosa e in crisi.

Ancora in preda a una furia cieca, il muratore 39enne – in cella per omicidio e tentato omicidio – è arrivato in auto al Margine Rosso, sul litorale di Quartu, pensando forse di trovare rifugio nella casa di famiglia in via Asfodelo.

Andrea Pintus, ucciso a Quartu dal fratello Alessandro all’alba di giovedì

Qui però, oltre agli anziani genitori, c’era anche il fratello maggiore Andrea, 42 anni, che, raccolta la sua confessione, lo avrebbe coraggiosamente affrontato nel cortile, ricevendo come risposta tre colpi di calibro 7,65 esplosi quasi a bruciapelo che lo hanno ucciso sul colpo.

Il bar di Solanas dove è avvenuto il tentato femminicidio

È questa la possibile ricostruzione dell’alba di sangue andata in scena in quel maledetto 23 luglio filtrata da ambienti vicini ai familiari delle vittime di questa immane tragedia.

Massimo Ledda/Raffaele Serreli

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