Agricoltura rigenerativa, vecchie pratiche e buoni risultati
Ridurre il consumo del suolo, abbattere l’impatto su ambiente e paesaggio e ottenere prodotti di qualità: come sta cambiando il mondo delle campagnePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Un tempo andava di moda il biologico oppure il biodinamico, mentre nel momento in cui si è affermata la globalizzazione in agricoltura è stato valorizzato un modello legato alla sostenibilità ambientale. Oggi si va oltre, con una forma di sostenibilità responsabile, che non riguarda solo il modo di produrre ma anche la salvaguardia del territorio e del capitale zootecnico. Concetti che sempre più prendono piede nel mondo agricolo e che permettono di fare un passo indietro, guardando al passato però con uno sguardo nuovo, che porti a un incremento della produzione ma che sia compatibile con ambiente, paesaggio e le richieste anche del consumatore finale.
È il modello messo in campo dalla cosiddetta “agricoltura rigenerativa”, di cui si è parlato a Oristano, di recente, in un meeting promosso da “Regeneractive” e che ha coinvolto università, centri di ricerca, agenzie strumentali della Regione e aziende. Per la prima volta nell’Isola ci si è confrontati con questo sistema produttivo, con alcuni focus su settori come l’apicoltura e l’allevamento ovino. In realtà, però, l’agricoltura rigenerativa va oltre: è una filosofia di vita, un modus che va al di là di un singolo settore e riguarda uno stile di produzione e di lavoro che è molto più ampio rispetto al biologico, al naturale, al biodinamico. In sostanza, è tutto questo insieme.
Le fasi
Come ha spiegato il professor Amedeo Reyneri di Lagnasco dell’Università di Torino, “in passato, durante la guerra fredda il modello di produzione agricola era incentrato sulla quantità, sul produrre molto, mentre con la globalizzazione è arrivata anche una maggiore sensibilità alle nozioni ambientali e di sostenibilità. Oggi, invece, si guarda a una sostenibilità responsabile che è il nucleo appunto dell’agricoltura rigenerativa”. In sostanza, si punta alla riduzione dell’impatto sul suolo e sul consumo di irrigazione e di nutrienti naturali, in modo da creare un circuito virtuoso che porti a trovare un equilibrio tra la produzione e la conservazione dell’ambiente e del paesaggio. Il tutto anche in un’ottica di salvaguardia del clima e di contrasto dei cambiamenti che si stanno verificando nel nostro pianeta.
Pratiche da rivalutare
Si può parlare in qualche modo anche della scoperta dell’acqua calda, perché in sostanza vanno messe a regime tante pratiche che l’uomo ha già utilizzato nell’arco dei secoli. Si va dalla rotazione dei suoli, ad esempio, all’uso di alimenti autoprodotti per gli animali. Oppure alla salvaguardia del benessere animale, in modo tale da evitare che il sistema pastorale possa seguire pratiche che creino stress agli animali. “Greggi di ovini lasciate all’aperto, al caldo, quando ci sono temperature insostenibili, non sono più tollerabili, in quanto creano un forte stress agli animali”, ha ricordato il professor Giuseppe Pulina, prorettore dell’Università di Sassari e tra i promotori del progetto sull’introduzione dell’agricoltura rigenerativa nell’Isola.
Oggi peraltro, come è stato spiegato a Oristano anche dal direttore del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari, Ignazio Floris, tra i massimi esperti di apicoltura, gli effetti dell’agricoltura rigenerativa possono essere quantificati e valutati fino in fondo. Per esempio, proprio le api, ottime sentinelle dell’ambiente, possono segnalare quando le pratiche agricole riescono in qualche modo a contrastare il consumo dell’ambiente o i cambiamenti climatici. Così come l’utilizzo dei big data sugli alimenti, ha spiegato Pierluigi Caboni, docente dell’Università di Cagliari, permette di avere un riscontro molto efficace e anche piuttosto esatto di quelle che sono le pratiche agricole messe in campo, con particolare riguardo ai parametri che forniscono indicazioni su produzioni e salute delle persone. La stessa cosa, afferma il docente di Tecnologie alimentari Costantino Fadda, si può fare oggi nelle filiere produttive.
Mix vincente
Insomma, dall’integrazione tra nuove tecnologie e antiche pratiche agricole oggi riportate in auge, emerge un mix vincente in cui si ottengono ottimi parametri sugli alimenti, e quindi diventa più facile orientare le produzioni, e allo stesso tempo si evita lo stress del suolo, dell’ambiente, del paesaggio per arrivare a un equilibrio naturale. E tutto questo, in un’Isola in cui si pratica da sempre l’allevamento semi intensivo, potrebbe essere ancora più facile, anche grazie all’intervento operativo della agenzie del settore, come ad esempio Agris e Laore. A patto che non ci si lasci prendere dalle polemiche e dalle discussioni infinite su razze e miglioramenti produttivi senza reali basi scientifiche. Agricoltura e tecnologia possono andare a braccetto, purché si guardi alla finalità di non consumare troppo il creato che ci è stato affidato e che dovremmo cercare di trasmettere alle future generazioni con il minor danno possibile.
